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Archivio per 9 agosto 2012

Schwazer in conferenza stampa.


Dopo lo choc, il marciatore Alex Schwazer si presenta in conferenza stampa a Bolzano con lo sguardo basso. Piange, scuote la testa e chiede scusa. «Ho fatto un grande errore. E l’ho fatto tutto da solo: sono andato in Turchia dove in farmacia si può comprare l’Epo senza troppi problemi. Non chiedo riduzioni di pena, il doping per me merita la squalifica a vita» dice l’atleta di Vipiteno. Le parole più accorate sono quelle per difendere la fidanzata Carolina Kostner. «La cosa più difficile è stato mentirle. Lei non sapeva niente. Aspettavo che andasse all’allenamento per chiudermi in bagno e farmi l’iniezione. È stato terribile».

«Queste tre settimane sono state quelle più difficili della mia vita – racconta il marciatore altoatesino sospeso dal Tribunale nazionale del Coni – Si dice sempre che con il doping si va più forte, ma per me è stata una mazzata, perchè ho dovuto dire bugie a tutti le persone più care. Mi alzavo alle 2, alle 3, perchè sapevo che dalle 6 in poi sarebbe potuto arrivare un controllo antidoping».

«Volevo tornare più forte di prima e non sono più riuscito a dire no all’Epo» racconta Schwazer. «Ho vissuto tre anni difficili come atleta. Dopo gli Europei del 2012 non sono stato bene e ho detto anche che volevo smettere. Non ero più lucido: non avevo più piacere ad allenarmi 35 ore alla settimana. Arrivavo alla sera distrutto e vedo la mia fidanzata solo una volta al mese. Solo a sapere che dovevo faticare mi veniva la nausea» racconta. La pressione per le Olimpiadi alle porte ha definitivamente rotto l’equilibrio già fragile di Schwazer: «Ho fatto la scelta sbagliata: correre anche la 20 chilometri. Con i 50 mi sarei potuto battere tranquillamente. Ma ho avuto paura di fallire: volevo tutto e ho perso tutto».

La scelta del doping è stata solitaria. «Ho fatto tutto da solo. Non volevo mettere nessuno in mezzo, il mio allenatore soprattutto. Con le intercettazioni e tutto, ero certo che in Italia non potevo farlo – ammette – Così mi sono informato su internet. Sono andato in Turchia, ad Antalia a settembre, da solo e ho comprato l’Epo in farmacia. In Italia c’è bisogno di una ricetta medica, lì con 1.500 euro in mano vi assicuro che nessuno fa problemi. Ho preso il pacco e sono tornato in Italia».

«Ho iniziato a farmi l’Epo subito dopo il controllo doping del 13 di luglio. Il 29 luglio ho fatto l’ultima iniezione, lo ricordo anche perchè era il compleanno di mia madre. Sono tornato a casa per prendere un documento necessario per le Olimpiadi». Ma poi, a sorpresa, è arrivato il controllo. «Il 30 hanno suonato alla porta e io ero certo che fosse il controllo antidoping. Potevo dire a mia madre di non rispondere o di dire che io non ero in casa. Sarebbe stato un controllo mancato e non sarebbe successo niente visto che se ne possono saltare due all’anno – racconta -. Ma non avevo più la forza di mentire. E volevo solo che tutto questo finisse. Mi vergogno tanto, ma sono anche contento di poter ricominciare la mia vita».

 Schwazer chiede scusa soprattutto alla fidanzata, la pattinatrice Carolina Kostner. «Lei non c’entra niente, non sapeva nulla di quello che facevo. Io le avevo detto che le medicine nel frigo erano vitamina B12. Aspettavo che andasse all’allenamento per farmi l’iniezione in vena. E vi assicuro che non ce la facevo più». Dopo i risultati del controllo doping, «Carolina è stata la prima a cui l’ho detto. Con lei non c’è nessuna rivalità e non mi ha abbandonato: è stata la persona che mi è stata più vicina in questo momento». E cosa ha detto la pattinatrice? «Che dovevo chiedere scusa a me stesso. Che sarei potuto arrivare tranquillamente decimo. Ma io avevo paura di fallire».

«Conosco il personaggio» dice Schwazer sul dottor Michele Ferrari. «L’ho conosciuto nel 2009 per avere da lui consigli tecnici, nient’altro. L’ho incontrato in tutta la mia vita 5 o 6 volte. Mi ha dato dei consigli e mi ha fatto delle tabelle di allenamento. Basta, non ho mai preso niente da lui. Ferrari non l’ho sentito più dal 2011 da quando ho scoperto il casino con i ciclisti» dice l’atleta.

Durante la conferenza stampa, il Cio ha fatto sapere che i campioni di urina prelevati dopo la finale della 50 chilometri di marcia alle Olimpiadi di Pechino 2008 al Alex Schwazer potrebbero essere sottoposti a nuove analisi. Schwazer non ha protestato, anzi: «Le mie medaglie sono tutte pulite. I test lo dimostreranno perché i valori non mentono: quando ho vinto l’oro avevo valori ematici di un anemico».

 In molti hanno dubitato sul fatto che Schwazer abbia potuto davvero fare tutto da solo. E poi chiarisce: « Se Ferrari mi avesse dato un solo farmaco io l’avrei detto. Non voglio coprire nessuno. Perchè non voglio tornare a gareggiare, non cerco sconti. E perchè io in questo momento voglio solo liberarmi di questo peso» dice.

 

Chiara Vittorio.

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“ L’ angelo biondo “ dei giochi di Londra!!!


Antonija Misura, giocatrice della nazionale di pallacanestro della Croazia, secondo il celebre ‘Bleacher Report’ e’ la piu’ bella atleta di queste Olimpiadi Classe 1988, biondissima, da tempo rappresenta la nazionale croata. Nel Giochi del Mediterraneo del 2009 vinse la medaglia di bronzo, e fu proclamata “miss” della competizione. La cestista ha ‘battuto’ la giavellottista paraguayana Leryn Franco, al secondo posto, e la calciatrice della nazionale a stelle e strisce Alex Morgan.Nella top five della bellezza anche la nuotatrice australiana, Stephanie Rice e la statunitense Lolo Jones che corre i 100 ostacoli. Grandi escluse da questa speciale classifica la tennista russa, Maria Sharapova, la calciatrice americana Hope Solo e la nuotatrice italiana Federica Pellegrini.

Chiara Vittorio.

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Murray oro nel tennis.


Doveva essere l’Olimpiade di Roger Federer, alla ricerca dell’oro a tutti i costi dopo aver mal figurato ad Atene e Pechino perdendo rispettivamente da Berdych e Blake. Lo svizzero si era prefissato tre obiettivi all’inizio di questa stagione: vincere le Olimpiadi, ottenere il settimo sigillo sull’erba inglese e tornare ad essere il numero uno del mondo. In due casi ci è riuscito grazie alla grande determinazione e alla voglia, oltre che al talento. Non dimentichiamoci che lo scorso anno, in questo periodo, in molti parlavano di un Federer sulla via del tramonto. Un argento olimpico è un grande risultato e Roger questo lo sa e se ne è reso conto poco dopo la chiusura della premiazione.

Essere campioni significa anche riconoscere i meriti degli avversari, quando questi si dimostrano più forti. E Murray è stato nettamente superiore in tutto: tatticamente, fisicamente e mentalmente. Può avere inciso, in parte, lo sforzo effettuato in semifinale dallo svizzero che ha dato vita, assieme a Del Potro, ad una delle partite più spettacolari e intense del 2012. Prima o dopo però, sarebbe dovuto arrivare il momento dello scozzese e quale occasione migliore di un’Olimpiade in casa, sull’erba di Wimbledon e in finale contro una leggenda, colui che lo aveva sconfitto sullo stesso campo poche settimane prima.

Una vera rivincita nello sport per uno che ha dovuto affrontare fantasmi ben più importanti nella vita in quel maledetto 13 marzo 1996 quando scampò per un soffio alla mano omicida di Thomas Hamilton che decise di scaricare le sue 743 cartucce su 16 bambini e un maestro, nella palestra della scuola di Dunblane, proprio quella che Andy frequentava. Ieri Murray ha dato una decisa spinta al passato, la stessa che ricorda di aver ricevuto quel giorno da un ‘angelo’ che lo fece entrare in una classe regalandogli la salvezza.

E’ un cerchio che si chiude, un percorso che trova compimento ora, probabilmente nel momento della maturità dell’uomo ‘Murray’ che  ha dimostrato di essere tranquillo, senza mai lasciare spazio al nervosismo, a gesti di isterismo che tante volte gli abbiamo visto fare. La vicinanza di uno come Ivan Lendl gli è servita molto. Il ceco, uomo di poche parole, ha portato il 25enne numero 4 al mondo ad essere più consapevole delle proprie capacità e più continuo. Ora che un passo importante è stato fatto, ci si aspetta molto da lui allo US Open, torneo che lo ha visto protagonista nel 2008 quando in finale perse proprio da Federer. Con un Del Potro ritrovato, un Murray in cerca di conferme, un Federer voglioso di riscattare questa sconfitta e l’incognita Nadal (ancora alle prese con i problemi al ginocchio), a Flushing Meadows i fuochi d’artificio sono garantiti.

Chiara Vittorio.

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Oro nel kayak per Daniele Molmenti.


 Un giorno così lo sogni per una vita. Specie se è il tuo compleanno. Daniele Molmenti, friulano di Pordenone, ne ha compiuti 28, proprio in occasione della finale della canoa slalom. Questo simpatico ragazzo dal sorriso largo e dalla pelle scura, per questo motivo soprannominato Calimero quando cominciò a salire in barca, ha vinto l’oro con una prestazione perfetta.
Tempo di 93.43, neanche una penalità in uno sport dove il margine di errore è molto elevato. Daniele, sceso per ottavo dopo la buona semifinale, era così sicuro di avercela fatta da aver colpito con due pugni i lati della barca: un segno di esultanza ancor prima che la prova finisse. Il polacco Polaczyk è rimasto distante: 96.14. Ma clamoroso è stato il flop del grande favorito, lo sloveno Kauzer, che si è classificato sesto: 95.01 e una clamorosa serie di errori, ben sei. A quel punto poteva esplodere di felicità il piccolo grande Daniele, che nel 2008 a Pechino era arrivato ultimo. Non solo peccati di inesperienza, ma soprattutto una condizione fisica precaria a causa di un infortunio subito sette mesi prima. Stavolta è stato tutto perfetto, anche grazie al sostegno – tattico e psicologico – di un ex campione olimpico che affianca da alcuni anni Daniele. Si chiama Pierpaolo Ferrazzi ed è stato il primo italiano a vincere l’oro nella canoa slalom, il 2 agosto del ’92 a Barcellona. Esattamente vent’anni dopo il trionfo dell’agente della Forestale che ha fatto esaltare anche il capo dello Stato. Napolitano ha telefonato a Petrucci per complimentarsi: «Molmenti mi ha emozionato, sono orgoglioso di questa Italia». Poi ha chiamato anche Daniele, ospite di Casa Italia.

Daniele è arrivato preparatissimo al grande appuntamento. Due mesi di lavoro in Cina, altrettanti in Australia, allenamenti fianco a fianco con quelli che sono stati ieri i suoi avversari davanti ai diecimila spettatori che hanno assistito alla finale nello specchio d’acqua della Lee Valley. Poi, un’accurata preparazione atletica. E la dieta a zona. Infine, i consigli del tecnico Ferrazzi, che in questi quattro anni ha fatto capire a Molmenti quanto sia importante la tattica per arrivare a grandi risultati. Europei, Mondiali, Coppa del mondo, Olimpiadi. Facendo ieri una battuta, Daniele ha detto che adesso potrebbe ritirarsi. Non lo pensa, ha ancora tanta strada da percorrere fino ai Giochi del 2016 e ieri ha dimostrato di essere il più forte, perché ha lavorato di testa su questa finale. 
La tattica è stata alla base della vittoria perché Molmenti ha studiato attentamente gli avversari scesi prima di lui. Ha visto dove avevano sbagliato e non ha commesso gli stessi errori, limitando al minimo i rischi, come aveva suggerito Ferrazzi. Una porta dopo l’altra superata nell’entusiasmo generale (ha riscosso grande successo la canoa alle Olimpiadi), neanche un cedimento e un ritmo sempre più forte, fino all’arrivo. E poi l’attesa per la prova di Polaczyk e Kauzer, rimasti a sorpresa fuori dal podio dopo un’eccellente semifinale. Nella prova della mattinata, tra pioggia e vento, Molmenti non aveva forzato molto la mano. Anche questa era stata una scelta tattica per evitare di scoprirsi e per non spingere al massimo a bordo della barca che è stata ritoccata anche con l’intervento della Ferrari. La Casa di Maranello è intervenuta per rendere più confortevole e più leggero il poggiapiedi. E infatti sono arrivati i complimenti dello staff di Montezemolo per questo ragazzo che ha rinnovato la tradizione della canoa. 
Dopo Ferrazzi, erano arrivate le medaglie d’oro di Rossi, Scarpa, Bonomi e della immensa Idem, molto attesa a Londra, in quella che sarà la sua ottava Olimpiade, tra Germania e Italia, diventata la sua casa dal 1988. Molmenti, dopo l’amarezza di Pechino, ha cercato di recuperare posizioni, soprattutto di annullare il gap rispetto agli avversari, quelli che ieri pomeriggio ha letteralmente schiacciato. È stato un successo preparato a tavolino, anche se lontano dall’Italia, perchè da noi, nonostante gli sforzi della federazione presieduta da Luciano Buonfiglio, non è stato possibile costruire campi adeguati per ospitare la preparazione in vista delle Olimpiadi. Daniele ieri, da quel podio, ha mandato un messaggio.

 

Chiara Vittorio.

Categorie: SPORT
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