L’Acitrezza di Verga


Una passeggiata fuori dal tempo sotto un sole che accarezza, in mezzo ad una moltitudine di barche tra l’infrangersi delle onde del mare sugli scogli è oggi routine ed anche un forte polo di attrazione turistica. E’ dell’Acitrezza di Giovanni Verga che stiamo parlando, conosciuta grazie al suo romanzo “I Malavoglia”: una Sicilia atavica e mitica che mantiene sempre il suo fascino nonostante il trascorrere degli anni. Ma non è solo il mito (come la storia di Polifemo ed Ulisse) ad essere ambientato in questo paese, c’è anche la storia! In un modo assolutamente geniale l’autore dipinge Acitrezza e la precarietà della vita della povera gente locale che procura sostentamento dall’unica attività che è possibile sfruttare; ci trasporta in un’altra dimensione mai prima d’allora conosciuta o sentita attraverso le pagine di un libro, nella Casa del Nespolo, in un piccolo mondo di pescatori con il loro dialetto,le loro abitudini e le avversità che incorreranno nel corso della loro vita. Un’opera corale dai toni drammatici, una fantasmagoria della lotta per la vita e al tempo stesso esaltazione del mondo primitivo, della “religione della casa” e della famiglia. La lotta de I Malavoglia non è esclusivo battersi contro la natura geografica incarnata dal mare, bestia famelica che inghiotte la barca di padron ‘Ntoni ,la “Provvidenza”, portando a morte e disperazione, ma anche scontro con la natura umana, rivisitata nelle “malelingue” degli abitanti di AciTrezza. Su tutto vige “l’ideale dell’ostrica” e chi prova a staccarsi dal proprio scoglio verrà inesorabilmente travolto dalla marea, esattamente come accadde alla famiglia dei Malavoglia…

 Ma allora perché tutto questo attaccamento a questa vita ed a questo luogo? A questo Verga da una risposta nella novella Fantasticheria. Una donna mondana, proveniente da una grande città, dal vagone del treno osserva il paesello e si innamora del suo paesaggio, tuttavia decide di ritornare stancandosi subito della vita del posto, chiedendosi come fa la gente a rimanerci per una vita intera.

Così Verga, in poche pagine, spiega cos’è che spinge quella gente a restare lì, nonostante la vita limitata al mare ed a quel po’ che offre, senza contar la carestia e le malattie che di tanto in tanto spazzano via una parte della popolazione: come le formiche che, cacciate via dal loro cumulo di terra, vi tornano dopo cinque minuti. Un paragone arguto, che ci chiede di farci piccoli per capire la realtà delle cose.

 

Eleonora Mirabile

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