Autunno dei relitti spaziali o intrigo internazionale?


In principio mi ero rifiutato di seguire la vicenda di questi satelliti della NASA o di qualche altra agenzia spaziale che, finita da decenni la loro vita e la loro missione, precipitano al suolo sgretolandosi a contatto con l’atmosfera. La maggior parte delle volte sono i centri di controllo stessi che ne stabiliscono la data di morte per schianto ed anzi vengono spinti dai propulsori in orbite più vicine alla Terra per creare meno intralcio ai loro più moderni ed efficienti fratelli. Penserà poi l’attrazione gravitazionale, lentamente, ad attirarli verso gli strati superiori dell’atmosfera terrestre e a decretarne la caduta incandescente. È accaduto qualcosa del genere all’ormai famoso satellite Uars (Upper Atmosphere Reserch Satellite) che venerdi scorso è ritornato sulla madre terra disfacendosi in un migliaio di pezzi; l’ASI, Agenzia Italiana per lo Spazio, in contatto con la NASA, aveva analizzato i possibili scenari preparando la popolazione del nord Italia all’eventualità che qualche detrito potesse schiantarsi sul suolo nazionale. In un primo momento erano state date diverse possibili traiettorie seguibili dai componenti, poi fu calcolata la probabilità di impatto, e qui i numeri elargiti sono stati molteplici. Telegiornali e siti web davano inizialmente una possibilità dell’1,6% che, questi pezzi di leghe speciali, antenne, rilevatori sofisticati, pannelli solari ecc, impattassero col suolo italiano, per passare dopo ad un più modesto 0,9% e risalire infine all’1,1% circa. L’interesse dei media si è infine intiepidito e del povero Uars si sono perse le tracce; volete sapere dove è andato a collidere? Ebbene il satellite ha trovato la sua ultima dimora nelle acque del Pacifico, nei pressi di Samoa: invidiabile come fine! Non rattristiamoci però, perché, da pochi giorni sappiamo che un altro satellite sta per trasformarsi in lampo di luce nel cielo, si tratta del tedesco Rosat, lanciato nel lontano 1990 con l’importantissimo compito di esaminare l’universo alle lunghezze d’onda dei raggi X e nell’ultravioletto estremo, la sua dipartita è prevista per Novembre e, anche questa volta, l’Italia non è esclusa dall’elenco delle possibili zone minacciate. La missione di Rosat doveva avere una durata di 18 mesi ma le mani dell’uomo l’hanno reso resistente ed efficiente tanto da poter rimanere attivo per altri 8 anni. I rimanenti 12 anni li ha impiegati per portarsi dall’originaria orbita a 580 km di distanza ad una a soli 270 km dalla superficie terrestre, i 2400 kg di stazza, costituita maggiormente da vetro e ceramica si sparpaglieranno, per una vasta aera compresa tra i 53° di latitudine nord e i 53° sud. Enigmatico è il motivo che ha portato allo spegnimento delle apparecchiature del Rosat: inizialmente, l’avaria presentatasi nel 1998 al sistema di orientamento stellare che permette al satellite di rimanere perfettamente nella sua orbita, come dei marinai che seguono le stelle in una notte limpidissima, venne corretta dal centro di comando, causando, comunque, un dimezzamento della operatività. Nel settembre dello stesso anno, invece, un volano del sistema inerziale superò la velocità massima di rotazione causando un guasto totale del sistema. Si pensò che questo secondo problema fosse dovuto all’ormai deterioramento dei componenti ed alla difficoltà di controllo di un oggetto così delicato che lavorava ai limiti delle sue possibilità, ma dopo un accurato esame si scoprì che questa ennesima avaria era stata causata da un cyber-attacco russo al Goddard Space Center che poi raggiunse tutti i terminali della sezione astrofisica a raggi X. Questo è un segreto che la NASA non ha mai rivelato e mai lo farà ma a portare l’intrigo allo scoperto ci ha pensato il blog, molto attendibile, di Bruce Schneier riguardante la sicurezza informatica ed il Business Week di Bloomberg.

 

 

Lo spazio intorno al globo è costellato da centinaia di satelliti più o meno funzionanti, catorci stellari e, ancor peggio, rifiuti spaziali attentamente monitorati. C’è da aspettarsi qualche altra scaramuccia internazionale segreta o un attacco da parte di qualche hacker? Speriamo sia per noi solo un altro motivo per puntare lo sguardo verso il cielo!

Paolo Licciardello

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