“La stella del mattino” di Joan Mirò.


Barcellona. Montjuic. Collina. Panorama.

Lunga camminata tra strade alberate e giardini botanici.

Fundaciò Joan Mirò.

Ed ecco che ci si trova sospesi tra la modernità del padiglione e il 1981, la data della creazione della Fondazione da parte di Mirò in persona. Si varca la soglia d’ingresso per addentrarsi in un’atmosfera assolutamente surreale ed in un mondo completamente visionario. L’occhio si abitua e comincia a decifrare le figure. La mente cripta le rappresentazioni mentali dell’artista.

Secondo piano. In una iniziale fase di semi sbigottimento, eccoci davanti a lui: “La stella del mattino” (“L’etoile matinal”).

Opera datata 1940, alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale Mirò si trova a Varengeville-sur-mer, un piccolo paesino sulla costa della Normandia, e proprio qui scopre una luce ed un’atmosfera totalmente differenti da quelle del mediterraneo che sazieranno il suo bisogno di evadere dalla realtà circostante. Questo posto sarà importante non tanto per la terra quanto per il cielo: è qui che realizza la serie delle “Costellazioni”, ventitre dipinti che costituiscono una delle massime realizzazioni dell’artista. Contempla il cielo stellato lasciandosi ispirare ma anche stimolare in un particolare processo di introspezione nel quale per l’appunto “stelle” e “cielo” assumono un ruolo essenziale.

Trovandosi davanti questo dipinto una tra le prime sensazioni sarà sicuramente quella dello smarrimento, accompagnata da fragilità, piccolezza e mistero. Le stesse sensazioni che il nostro artista provava di fronte ad uno scenario infinito ed interminabile, composto da eteree figure rivolte alla terra coesistenti con una miriade di segni celestiali, all’epoca della guerra e dello smarrimento personale,alla continua ricerca di comprendere l’intero ordine cosmico.

Per poter pienamente entrare nelle intenzioni dell’opera e della vita artistica di Joan Mirò dobbiamo soffermarci sul surrealismo , corrente e pensiero dominante , e sul manifesto di Andrè Breton del 1924 : “SURREALISMO s. m. Automatismo psichico puro per mezzo del quale ci si propone di esprimere, o verbalmente, o per iscritto, o in qualsiasi altro modo, il funzionamento reale del pensiero. Dettato dal pensiero, in assenza d’ogni controllo esercitato dalla ragione, al di fuori d’ogni preoccupazione estetica o morale. Il surrealismo si fonda sull’idea di un grado di realtà superiore connesso a certe forme di associazione finora trascurate, sull’onnipotenza del sogno, sul gioco disinteressato del pensiero. Tende a liquidare definitivamente tutti gli altri meccanismi psichici e a sostituirsi ad essi nella risoluzione dei principali problemi della vita”.

Ne “La stella del mattino” è pienamente evidente la sua passione per il cielo notturno e , lasciando ampio spazio all’immaginazione, troviamo le figure ripetute e tanto care all’artista di donne, occhi, uccelli, luna e stelle. Una rappresentazione leggera e fantastica della realtà , la sua, eppure ricca di memorie e di inaspettati richiami all’inconscio e al mondo dei sogni. L’intera superficie del dipinto è cosparsa di forme e linee morbide disposte senza gerarchia tra il centro e i bordi, una pittura tipicamente a tutto campo (che diventerà una caratteristica fondamentale della pittura del dopoguerra americano). Figure astratte e segni ,ogni elemento richiama gli altri, l’uno non è pensabile senza l’altro; forme semplici ed infantili rappresentate senza alcun piano prospettico che riprendono al meglio una delle sue tesi fondamentali secondo cui “l’arte dei bambini è la manifestazione più fertile della mente”; un “vuoto” che assume rilievo anche attraverso colori brillanti ,rosso, giallo, blu, contrastanti al nero su uno sfondo non bianco: quello che utilizza infatti è una base colorata ottenuta anche sfregando semplicemente i pennelli sulla tela, per pulirli dai colori utilizzati nei dipinti precedenti, in modo che ogni dipinto lascia parte dei suoi colori in quello successivo, stabilendo una sorta di contatto tra le opere. Lo sfondo così diventa lo spazio rarefatto in cui si librano elementi filiformi in un universo della “surrealtà”, magico, trasparente, onirico, di marcato simbolismo allucinatorio.

Anche la musica assume un ruolo importante. Tutto sembra come seguire un certo ordine all’interno del caos stesso e apparentemente ricreato; arte e pensiero legati senza freni apparenti, riprodotti quasi in un flusso di coscienza, e tuttavia con disciplina. Nonostante tutto, in questo soggetto multiforme l’unico elemento ad assumere un carattere realmente concreto è il titolo.

Cullati in una dimensione che oscilla tra l’onirico e il fantastico, Mirò supera il dato plastico per giungere alla poesia : ecco uno dei 14.000 pezzi dell’intera produzione di Mirò custoditi a Barcellona ed esposto alla Fondazione.

 

 

Eleonora Mirabile

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2 pensieri su ““La stella del mattino” di Joan Mirò.

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