Chi trova un meteorite trova un tesoro


Sono le prime ore di un venerdi pomeriggio e la quotazione dell’oro segna 41,08 euro al grammo, per chi è più abituato alla valuta statunitense il valore si aggira intorno ai 1652,7 dollari all’oncia; i diamanti, per conto loro, vengono venduti a circa 2.000,00/3.000,00 euro al carato (con quotazioni che aumentano di molto a seconda della caratura, del colore, della purezza ecc.) la crisi degli ultimi anni ha fatto lievitare considerevolmente i loro valori e quelli di altri metalli e pietre preziose. In realtà, queste ultime, diamanti in primis, non sono sottoposte a influenze (o speculazioni) politico-valutarie e vendono quindi considerate un “bene rifugio”. E se annoverassimo tra i beni rifugio anche i meteoriti? Perdonate il mio volo pindarico, il mercato dei meteoriti è sottoposto a leggi severe, ma è curioso osservare che il valore di un meteorite è una decina di volte superiore a quello dell’oro, precisamente dagli 11.000 ai 22.500 dollari l’oncia a seconda del tipo e, soprattutto, della provenienza del “sasso spaziale”. In occasione del ritrovamento in Marocco, nello scorso dicembre, dei frammenti di un meteorite visto cadere nel luglio del 2011, diversi scienziati provenienti dalle università americane hanno constatato, con un difficile lavoro di analisi, che i 6,8 kg di rocce extraterresti provengono dal caro pianeta rosso: Marte.

Battezzate col nome Tissint dalla International Society fo Meteoritics and Planetary Science, queste meteoriti hanno una formidabile importanza perché solo altre cinque volte è stata confermata la stessa provenienza, per un totale di 99 campioni, compreso quello che nel 1996 portò Bill Clinton ad annunciare, erroneamente, la probabile scoperta di forme di vita fossilizzate provenienti da Marte. Le analisi chimiche svolte dalla NASA sui nuovi campioni, del tutto paragonabili a quelle compiute dalle sonde inviate direttamente sul nostro vicino di sistema solare, ne hanno determinato le caratteristiche inserendole nella classe SNC, ovvero Shergottiti, Nakhliti, Chassigniti (dai luoghi del primo ritrovamento).

Tra gli scienziati nostrani, uno è considerato un vero e proprio cacciatore di meteoriti: è Luigi Folco, tecnico e ricercatore del museo dell’Antartide di Siena che può affermare d’aver trovato, durante le sue spedizioni nella Terra Victoria, un totale di 1200 reperti. Per il momento il suo studio è, però, rivolto alla straordinaria scoperta del cratere Kamil, in Egitto, dove, insieme all’equipe al completo, hanno già raccolto 850 kg di meteoriti. Chiaramente, come afferma Folco e come ribadiscono tutti i trovatori esperti di meteoriti, scovare un meteorite su una vasta distesa di neve o di ghiaccio è più semplice che inciamparvi di sopra in mezzo al bosco, perché il suo colore scuro risalta sul bianco del paesaggio; oppure si possono sondare enormi campi coltivati con dei metal detector o, ancora meglio, la ricerca può essere portata avanti nelle enormi distese dei deserti o dei laghi salati. La maggior parte dei meteoriti esplode in porzioni più piccole attraversando l’atmosfera terrestre e raramente arriva a contatto col suolo, ciò però non esclude il pericolo, o la fortuna, di vederne cadere uno a poca distanza. Nessuno è mai morto colpito da un sasso caduto dal cielo, ma si ricorda che, a Sinnai, in Sardegna, una persona fu colpita da un meteorite dopo che questo ebbe sfondato il tetto dell’abitazione. Altri casi del genere sono avvenuti in altre parti del mondo, come a Peekskill, Stati Uniti, dove due coniugi, svegliati da un forte botto, si accorsero che qualcosa aveva trapassato la loro auto in giardino. La verità è che la maggior parte del materiale proveniente dallo spazio, poco più grande di una pallina da tennis, cade negli oceani ma fortunatamente alcuni esemplari vengono ritrovati sulla terra ferma, circa 5 su 500.

Certamente non è facile distinguere un meteorite ferroso o roccioso da tutte le altre rocce terrestri, ma esistono poche regole basilari per un primo riconoscimento: presenta una crosta di fusione scura e, molte volte, piccole cavità dette regmagliti, simili a delle impronte di dita, dovute al fatto che a contatto con l’atmosfera si vaporizzano più velocemente i minerali che hanno una temperatura di fusione più bassa; la forma non è mai sferica ma, anzi, se, durante la sua traiettoria di caduta ha mantenuto una certa orientazione, può presentare una parte del corpo roccioso a forma di scudo; sia quelli rocciosi che quelli ferrosi sono sensibilmente più pesanti rispetto alle comuni rocce terrestri.

Tanti trovatori, ormai noti in tutto il mondo, impiegano nelle loro ricerche moltissime energie fisiche ed economiche ma la loro ricompensa è grande, vendono i loro reperti ai grandi laboratori scientifici e prima ancora li conservano in bunker blindati da fare invidia alle banche, come fossero dei  meravigliosi gioielli. Li affettano con cura, li pesano e ne ricavano un generoso compenso.

Paolo Licciardello

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9 pensieri su “Chi trova un meteorite trova un tesoro

  1. stefania ha detto:

    interessante!s0l0 ieri mentre pulivo un casotto mezzo crollato,fra i rovi vicino casa ho notato delle strane pietre, mi sono messa alla ricerca ed ho scoperto di aver trovato tre meteoriti,rispettivamente di 1 hg 2 e la più grande di 6 hg,provando con una calamita ho anche scoperto che contengono del ferro. mi piacerebbe sapere se possono avere un valore e visto che io non le colleziono se c’è l’interessato . grazie stefania

  2. domenico ha detto:

    Salve due mesi fa e caduto sul mio terrazzo un piccolo meteorite di roccia scura con una sottile linea di ferro al centro di 2 chili circa vorrei sapere qualcosa sul suo valore e provenienza grazie domenico da AFRAGOLA NA

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