Un Paese di furbi non è un Paese felice‏


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L’etimologia fa derivare la parola felicitá da felicitas, deriv.felix- felicis, “felice”, la cui radice “fe” significa abbondanza, ricchezza, prosperità. La cerchiamo continuamente, la inseguiamo, la bramiamo, la riteniamo un nostro diritto e misuriamo il livello di soddisfazione della nostra esistenza sul nostro grado di felicità.
Ma da dove viene la felicità?


Per i filosofi greci antichi la felicità ha sempre coinciso con il fine ultimo di tutte le azioni dell’uomo, in quanto essa veniva intesa come il fine ultimo della vita. Per l’antica saggezza la felicitá coincideva con il Bene Comune, con l’etica e con la morale: per la maggior parte delle etiche antiche essere giusti e perseguire il Bene più alto coincideva con l’essere felici.
Ma oggi il Bene Comune che fine ha fatto?
Pare che la felicità di un Paese si possa pure misurare e pare anche che i dati siano attendibili.
È la Danimarca il Paese con il più alto tasso di felicità al mondo seguita dalla Svizzera, dall’Islanda e dalla Norvegia. È quanto emerge dalla nuova edizione del World Happiness Report (Rapporto sulla felicità nel mondo) realizzato per il Programma di sviluppo sostenibile dell’Onu.
Trattasi di un corposo documento di 173 pagine che cerca di misurare la felicità di 156 Paesi attraverso un indice che sintetizza numeri reali, come il reddito pro capite e l’aspettativa di vita e percezioni di sé, in una scala che va da 0 a 10.
L’identikit della felicità non sembra avere nulla a che fare con le condizioni climatiche, ma al contrario è legato al clima economico e alla capacità delle istituzioni di governare la società. Al polo opposto, nelle ultime dieci posizioni, ci sono ben otto Paesi dell’Africa subsahariana, più Siria e Afghanistan, due Paesi vittime di guerra. La Grecia è il Paese dove l’indice della felicità ha accusato il più forte calo nel mondo: ben 1,5 punti in meno rispetto al periodo pre-crisi. Una flessione record a livello mondiale (sembra piuttosto strana come situazione se pensiamo che la Grecia è la patria della filosofia antica e della democrazia). Non va molto meglio all’Italia, al cinquantesimo posto, che nello stesso intervallo di tempo ha perso 0,8 punti di felicità, la terza flessione più grande dopo quelle di Grecia ed Egitto. La felicità riveste quindi un’enorme importanza politica. Vi sono ampie prove che popolazioni più serene, che hanno vite più appaganti e che vivono in comunità più soddisfatte hanno maggiori possibilità di avere una salute migliore e di essere più produttivi e connessi socialmente. Il vantaggio che ne deriva beneficia tutti.
Pare quindi che la nostra società, pervasa da un forte individualismo ed egocentrismo, governata da una classe politica sofferente di un’inquietante bulimia dell’io e di una preoccupante anoressia del sè, a livello di felicità, sia piuttosto fallimentare.
Alla faccia dell’individualismo tanto di moda, i paesi vincenti hanno un modello fortissimo di comunità. I cittadini vivono meglio là dove lo Stato funziona, garantendo una qualità della vita meno stressante, una rete di protezione per i più deboli, uno straccio di idea di futuro.
La furbizia non é più vincente…
Un Paese di furbi non può essere felice perché il problema della furbizia è che si è furbi sempre a danno di qualcun altro.
L’antica saggezza non ne sbaglia una.

Giusi Lo Bianco

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