Un lavoro da mille like


Chiunque, oggigiorno, prima di incontrare una persona, provare un ristorante o comprare un estrattore di succo di frutta, va sui motori di ricerca a cercare informazioni. Buone o cattive che siano queste vanno a costituire le nostre referenze indipendentemente dalla loro veridicità.
Sui social network è possibile leggere di tutto: il commento entusiasta su un viaggio fatto con un’amica a New York, la segnalazione di un’iniziativa promossa da un brand oppure il parere su quanto si mangi male o bene nel ristorante vegetariano più glamour della città. Questa esplosione di opinioni pubbliche rappresenta un grande valore per le aziende, un flusso di informazioni utili da raccogliere, ascoltare e analizzare per capire come si viene percepiti, che cosa si dice in giro di quel determinato prodotto o di quella determinata attività e valutare le migliori strategie per il futuro.

Insomma quello che dice il web di noi costituisce la nostra stretta di mano digitale, il modo in cui ci presentiamo ancor prima di presentarci.
Il web quindi, ha portato uno dei maggiori cambi di paradigma: la “democratizzazione” e la possibilità di rendere pubblica e visibile a tutti l’opinione di ogni singolo utente, un canale senza alcuna intermediazione attraverso cui è possibile dichiarare qualsiasi cosa.
Ed è in questo contesto che nasce una nuova figura professionale: il “web reputation manager”.
Trattasi di una figura che si occupa di monitorare ed estrarre dall’universo online le conversazioni rilevanti sulla base di una lista di parole chiave, le analizza per individuare i trend, gli influencer (soggetti coinvolti nella conversazione che detengono un potere sociale più importante degli altri, influenzandoli) e le crisi (conversazioni critiche sul prodotto o sul brand, fondate o meno) e interpreta i dati per offrire spunti strategici all’azienda.
Governare il caos: questo, in sostanza, è quello che fa un web reputation manager, colui che si occupa di curare o ripulire l’immagine di un marchio, di un’azienda o di un singolo su internet, dove le voci sono mille e confuse.
Per essere fatto bene è un lavoro che richiede molte competenze: occorre innanzitutto essere dei buoni comunicatori; conoscere il marketing; saperne di tecnologia, matematica, fisica, ingegneria ed informatica; non guasta neppure essere un po’ giuristi per sapersi difendere dalle calunnie e infine bisogna essere fantasiosi e creativi.
Non esiste un percorso formativo specifico per diventare web reputation manager, i professionisti possono arrivare da studi in comunicazione o marketing, informatica, matematica, ingegneria, sociologia, antropologia, filosofia. La formazione universitaria in questo ambito specifico non offre ancora corsi ben definiti, quindi la via migliore resta comunque una formazione verticale – per esempio un master – coniugata a uno stage presso una delle realtà più solide del mercato dove è possibile apprendere concretamente il mestiere.
Solitamente è una figura collocata all’interno in un’agenzia specializzata nell’analisi delle conversazioni online oppure in una Social Media Agency in cui l’aspetto strategico e operativo è frutto di un’ approfondita fase analitica delle conversazioni.

In buona sostanza a fare informazione non sono più i giornalisti e i blogger, ma potenzialmente tutti gli utenti della rete.

Giusi Lo Bianco

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