Lavoro accessorio e voucher: le modifiche al Jobs Act


 

E’ stato approvato, in via preliminare, dal Consiglio dei Ministri il decreto legislativo recante disposizioni integrative e correttive al Jobs Act modificando le modalità di utilizzo dei voucher INPS. Come ricordiamo bene la L. n. 30/2003, cd. Legge Biagi, ha introdotto nel nostro ordinamento la fattispecie del lavoro accessorio, meglio conosciuto come lavoro “a voucher”, caratterizzato da “attività lavorative di natura meramente occasionale rese da soggetti a rischio di esclusione sociale o comunque non ancora entrati nel mercato del lavoro, ovvero in procinto di uscirne”. L’art. 70, D.Lgs. n. 276/2003 ha stabilito, infatti, tutta una seria di attività nell’ambito delle quali era ed è ammesso il ricorso ai voucher. Per incentivare il ricorso a tale fattispecie, la Riforma Fornero, ha poi modificato l’originario impianto normativo, eliminando le limitazioni di carattere oggettivo e soggettivo e lasciando in vigore il solo limite economico riferito al totale dei compensi percepibili dal lavoratore. Il Jobs Act nel 2015 è ulteriormente intervenuto in materia abrogando il D.Lgs. n. 276/2003 e riscrivendo la disciplina del lavoro accessorio.

Oggi la modifica approvata in via preliminare prevede regole più restrittive, in particolare per ciò che riguarda la tracciabilità dei lavoratori e delle aziende che utilizzano i buoni lavoro. In breve, se per adesso è ancora sufficiente comunicare l’inizio della prestazione di lavoro in un arco di tempo di 30 giorni, la proposta di modifica richiede maggiore trasparenza., con il fine specifico di contrastare un uso improprio dei buoni lavoro INPS. Le nuove regole prevedono, infatti, che venga inviato un SMS od un’email di posta certificata all’Ispettorato Nazionale del Lavoro, almeno un’ora prima dell’inizio della prestazione lavorativa. Nella comunicazione andranno inseriti i dati anagrafici del lavoratore, il luogo in cui verrà svolta la mansione e la durata della prestazione stessa.

Importanti le soglie stabilite: si potrà ricevere come pagamento la somma di 7000 euro all’anno, ma tale importo non potrà essere corrisposto da un singolo datore di lavoro, essendo il limite massimo stabilito in euro 2000 per committente. L’unico ambito escluso dal limite di 2000 euro, è l’agricoltura.

La necessità della comunicazione tende a rendere pienamente tracciabile l’utilizzo dei voucher. Contrariamente però a quanto inizialmente previsto l’ultima bozza prevede l’obbligo di tracciabilità solamente per i titolari di partita IVA, con esclusione dei privati. A precisarlo anche la Assindatcolf che comunica come “Il lavoro domestico è escluso dall’obbligo di tracciabilità. Il decreto parla di committenti imprenditori e professionisti lasciando quindi fuori le famiglie che dovessero usare i voucher per pagare colf, badanti e baby sitter”.

Coloro che non si adegueranno alle nuove disposizioni sulla comunicazione dei buoni lavoro, saranno soggetti a sanzioni da 400 a 2400 euro per ogni lavoratore.

Per quanto riguarda i committenti, gli stessi potranno essere: famiglie; enti senza scopo di lucro; soggetti non imprenditori; imprese familiari; imprenditori agricoli; imprenditori di tutti i settori; committenti pubblici. Per quanto, invece, riguarda le società che hanno in appalto servizi, le stesse avranno la possibilità di usufruire dei voucher INPS esclusivamente al fine di pagare gli steward degli stadi.

Infine, bisogna ricordare che già la circolare INPS 68/016, nell’ottica di una disciplina improntata alla tracciabilità e trasparenza, ha previsto che a principiare dal 2 maggio 2016, i professionisti e le imprese che intendono pagare i corrispettivi con i voucher, dovranno versare i contributi INPS tramite l’apposito modello F24 Elide. Per i privati cittadini, che usano i buoni lavoro per retribuire piccole attività domestiche, i contributi sono rimasti invece compresi nel prezzo di acquisto del buono. Il costo, infatti, è pari a 10 euro, mentre il lavoratore ne riceverà 7,50 euro, poiché la differenza deve ovviamente coprire l’importo relativo a contributi INPS e INAIL.

In definitiva le modifiche apportate al Jobs Act sono state pensate nell’ottica di un contenimento all’uso ed abuso del lavoro accessorio attraverso un controllo più penetrante ed incisivo.

Angela Scalisi

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