Felicità italiana in diminuzione


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L’Italia si trova al cinquantesimo posto nella graduatoria mondiale del World Happiness Report 2016, il rapporto mondiale sulla felicità, preceduta da Uzbekistan, Nicaragua e Malesia.

Secondo gli studi condotti dal SDSN (Sustainable Development Solutions Network), in collaborazione con le Università Lumsa e Tor Vergata, la felicità degli italiani ha subito un calo notevole dal 2012 ad oggi. La causa principale è stata individuata nella crisi economica, nella corruzione.

Non viene da stupirsi allora alla scoperta che i primi in classifica siano i Paesi Scandinavi con al primo posto la Danimarca, seguita in ordine da: Svizzera, Islanda, Norvegia, Finlandia, Canada, Olanda, Nuova Zelanda, Australia e Svezia. La Germania si trova al sedicesimo posto, mentre la Francia al trentaduesimo.

 

La domanda cruciale è: si può calcolare la felicità? Si!

Nello studio sono stati coinvolti ben 156 Paesi, ai cui cittadini sono state poste delle domande alle quali dovevano dare un voto da zero a dieci.

Facendo un’analisi dei dati i ricercatori hanno scoperto che il 75% delle differenze di felicità è dovuto in particolar modo a sei variabili: il Pil pro capite, il supporto sociale (la sicurezza di poter contare su qualcuno in caso di necessità), il vivere in buona salute, la libertà nel prendere le scelte di vita, la mancanza di corruzione e la generosità. Ad incidere sulla felicità c’è anche un’altra circostanza: la disuguaglianza, più forte nei Paesi in crisi economica.

 

Agli italiani probabilmente non bastano più le prelibatezze culinarie, il sole, i paesaggi, i borghi e tutto il patrimonio culturale che una sola Nazione possiede. La crisi ha colpito fortemente l’umore dei cittadini, i quali si sono espressi con una media di voti che va sotto la sufficienza (5,9).

Il World Happiness Report, giunto alla sua quarta edizione, ha lo scopo di promuovere l’utilizzo di differenti misure del benessere e della felicità nelle Nazioni.

Sebbene l’infelicità sia attribuibile all’insicurezza economica ed alla disuguaglianza, Jeffrey Sachs, direttore dell’SDSN, afferma che un approccio incentrato sulla promozione di società prospere, giuste e sostenibili dal punto di vista ambientale, e non solo da quello puramente economico, cambierebbe la stima della felicità in tanti Paesi.

 

Laura Ciancio

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