L’importanza delle banche del latte per proteggere i più piccoli


 

Il latte donato dalle neomamme è la migliore e naturale cura terapeutica per tutti quei neonati in condizioni cliniche precarie che non dispongono di latte materno a sufficienza.

Anche poche gocce di latte sono importanti, soprattutto se la donatrice ha partorito prima del termine o da poche settimane, grazie alle caratteristiche nutrizionali che possiede il latte in quella fase. Si consideri che un neonato di basso peso inizia ad alimentarsi con meno di 20 cc di latte al giorno.

In Italia sono 32 le sedi, presso gli ospedali, delle banche del latte umano.

Il latte donato deve però essere di ottima qualità, infatti le donatrici volontarie vengono selezionate e devono sottoporsi ad un semplice screening, che valuta la storia clinica della donna, e ad alcuni esami sierologici (patite B e C ed infezione da HIV).

Possono diventare donatrici tutte le mamme che godono di buona salute, che seguono un corretto stile di vita, che producono una quantità di latte superiore a quella necessaria per la propria prole ed allattano da meno di 6 mesi, poiché oltre il sesto mese dal parto le caratteristiche del latte materno diventano meno adeguate ai fabbisogni dei neonati che devono riceverlo.

Molte donatrici preferiscono raccogliere il latte dopo la poppata del proprio figlio, in questo modo determinano lo svuotamento completo dei seni che rappresenta un ottimo stimolo per la produzione del latte.

Ogni donna dona una quantità di latte ragionevole in relazione alla fase di allattamento e per il tempo che vuole. Solitamente si consiglia di fare delle raccolte regolari una o più volte al giorno.

Il processo di conservazione è lungo ed accurato, infatti il latte viene sottoposto a trattamento termico e ad analisi prima di venire a contatto con i neonati bisognosi.

Il latte donato viene conservato in contenitori sterili forniti in ospedale e dopo ogni raccolta il contenitore deve essere chiuso ermeticamente e raffreddato in frigorifero a + 4° C per un limite massimo di 24 ore durante le quali si possono aggiungere nuove quantità di latte nel recipiente.

Se si volesse conservare per più tempo occorre congelare il latte a – 18° evitando di fare successive aggiunte e di riempirlo per intero.

Ogni recipiente viene etichettato con la data ed il nome della donatrice, dopodiché il latte subisce un trattamento termico (pastorizzazione) che rappresenta l’attività principale delle banche del latte. La pastorizzazione è fondamentale perché il latte, riscaldato a bagnomaria a 62,5° per 30 minuti, perde la maggior parte dei germi patogeni in modo da poter essere utilizzato senza rischi.

Nell’ultima fase il latte pastorizzato viene congelato, posto in biberon sigillati ed etichettati e fornito su ricettazione medica ai piccoli pazienti.

Grazie alle donazioni di numerose mamme tanti neonati vengono costantemente aiutati e salvati.

Laura Ciancio

 

Fonte: https://aiblud.com

 

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