Facebook sotto il mirino dell’Ue: sotto accusa la modifica dei termini di servizio di Whatsapp


 

Le ultime settimane hanno visto l’aggiornamento di “WhatsApp”, l’applicazione di messaggistica più utilizzata dagli utenti del mondo, attraverso una modifica dei termini di servizio e dell’informativa sulla privacy, che consente di far comunicare le aziende e i clienti attraverso la sua chat come già avviene su Messenger. Whatsapp collegherà i numeri di telefono degli utenti con i sistemi di Facebook, in modo che il social network possa “offrire migliori suggerimenti di amici e mostrare inserzioni più pertinenti”, nonché tutta una serie di informazioni che dovrebbero migliorare il livello della nostra vita. Come dichiarato dalla controllata Whatsapp, l’intenzione è quella di “esplorare modi per poter comunicare con le imprese che interessano, continuando a fornire un’esperienza senza banner pubblicitari di terze parti e spam. Che si tratti di ricevere informazioni dalla banca circa transazioni potenzialmente fraudolente, o di ricevere notifiche da una compagnia aerea su un volo in ritardo, molti di noi ottengono queste informazioni altrove, tramite sms o telefonate. Vogliamo testare queste funzionalità nei prossimi mesi, e per farlo abbiamo bisogno di aggiornare i nostri termini e l’informativa sulla privacy”.

Nonostante le dichiarazioni rilasciate dall’azienda, secondo le quali le modifiche sarebbero state apportate in maniera legale, stante la richiesta di accettare i nuovi termini contrattuali formulata agli utenti, richiesta che appare random all’apertura del programma, le acque si sono mosse in fretta, e l’Unione Europea non è rimasta sorda alle lamentele, in termini di violazione della privacy, che si sono scatenate anche sui social. Ed ecco allora che scende in campo l’antitrust, la quale ha rivolto una formale richiesta a “Facebook” in merito, per l’appunto, alle modifiche sull’uso dei dati raccolti con la controllata WhatsApp. Come dichiarato dalla commissaria Ue alla concorrenza, Margrethe Vestager, la richiesta riguarda la possibilità di usare i dati di WhatsApp per la pubblicità su altri servizi Facebook. “Abbiamo fatto delle domande. Il fatto che non ci fosse una condivisione dei dati è stato un fattore decisivo quando la fusione” fra Facebook e WhatsApp “è stata approvata ed è ancora parte della decisione per questo facciamo delle domande per capire cosa succede”. La Verstagger si premura anche di sottolineare come quello avviato sia un approccio “molto pragmatico” e in attesa di risposte, non rimane che vagliare con attenzione la scelta se condividere o no le informazioni del nostro account.

Angela Scalisi

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