“La passione di Carol Ramà” a Torino



Siringhe, piccoli occhi vitrei che ci osservano dalla tela, unghie e componenti meccaniche, simboli matematici, camere d’aria e poi i disegni e acquerelli apertamente erotici, con corpi nudi e mutilati, organi genitali e lingue sfacciate.
Con una selezione di circa 200 opere, alla Gam di Torino, una singolare mostra ripercorre l’incessante sperimentazione di tecniche e l’inquietudine vitale di un’artista unica attraverso momenti salienti.
È ‘La passione secondo Carol Rama’, la grande retrospettiva internazionale dedicata all’artista torinese e ideata da Macba di Barcellona e Mamvp di Parigi arrivata ora anche nella sua città, alla Gam, dove la mostra è in programma dal 12 ottobre al 5 febbraio. 

Una sperimentazione incessante e un’inquietudine vitale ripercorse dagli acquerelli degli anni ’30 della serie “Appassionata” ai collage tattili degli anni ’60-’70 fino alle anatomie distorte della serie di lavori degli anni ’90 “ispirati”al caso mucca pazza, opere non figurative che la Rama definiva autoritratti.

Non ho avuto maestri pittori, il senso del peccato è il mio maestro. Il peccato è una trasgressione del pensiero” , afferma l’artista.

La GAM presenta una grande mostra retrospettiva dedicata all’artista la cui opera anticonformista e trasgressiva emerge nella sfera culturale ed artistica di Torino negli anni Trenta e Quaranta del Novecento per attraversare con passione e vitalità l’intero secolo.

Figlia di un piccolo imprenditore che produceva anche biciclette, l’autodidatta Carol Rama inizia a dipingere fin dalla prima adolescenza. In seguito a episodi familiari dolorosi, tra i quali le cure psichiatriche della madre e il probabile suicidio del padre, la sua arte diviene un modo per esorcizzare sofferenza e paure interiori. 

Leggenda vuole che la sua prima mostra nel 1945 venisse chiusa dalla polizia per oscenità.

Ha vissuto e lavorato in una casa di via Napione, dove ogni oggetto assumeva valori simbolici fino a fare della casa una grande opera d’arte totale.

Nel 2003 riceve l’importante riconoscimento del Leone d’oro alla carriera alla Biennale di Venezia, giunto dopo quasi settant’anni di attività intensa. Muore a 97 anni nella sua casa studio.

Le opere esprimono un desiderio sempre acceso verso l’arte e la vita, vissute con trasporto empatico. La sua arte anticipa le ricerche di generazioni artistiche recenti.

Curata da Teresa Grandas e Paul B. Preciado per il museo MACBA di Barcellona e realizzata in collaborazione con la GAM e altri tre musei europei, la mostra giunge ora a Torino, nella città dove l’artista ha sempre vissuto e lavorato e nel museo che conserva molti dei suo capolavori. Il coordinamento curatoriale ed editoriale della mostra è di Anna Musini.

L’edizione italiana del catalogo edita da Silvana Editoriale è realizzata grazie al sostegno della Fondazione Sardi per l’Arte.

Giusi Lo Bianco

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