Anticipo pensionistico: novità dal 2017



 

 Viene alzata la soglia per accedere all’Ape agevolata, ovvero al cd. Anticipo pensionistico: secondo le indiscrizioni bisognerà avere almeno 30 anni di contributi se disoccupati e 35 se si è lavoratori attivi.

Questo è ciò che si apprende dalle dichiarazioni rilasciate dal segretario confederale della Uil, Domenico Proietti , il quale dichiara che tali livelli minimi sono comunque ancora sul tavolo delle trattative al ribasso.

Secondo lo stesso Proietti, l’ipotesi è infatti ancora lontana dalle posizioni del sindacato: “Noi pensiamo che questo tetto debba essere un pò alzato” è stato il suo commento.In ogni caso le nuove regole dovrebbero entrare in vigore già dal 1 maggio 2017 ed inserite per l’appunto nella nuova Legge di Bilancio, con uno stanziamento di risorse stimato di 1,5-1,6 miliardi. 

Il governo inserirà nella platea della riforma, oltre ai disoccupati, i disabili e i parenti dei disabili, anche alcune categorie di lavoratori rientranti nelle cd. attività faticose, come le maestre, gli operai edili e alcune categorie di infermieri, i macchinisti e gli autisti di mezzi pesanti. Infine, potranno andare in pensione anticipata con 41 anni di contributi i lavoratori precoci, ovvero quelli che hanno 12 mesi di contributi versati prima dei 19 anni se disoccupati o se parte delle categorie previste per l’Ape sociale. In pratica i lavoratori precoci potrebbero andare in pensione con 41 anni di contributi, prima di aver raggiunto i 63 anni di età, ossia prima di aver raggiunto il limite previsto per l’accesso all’Ape agevolata. Il governo però, secondo quanto dichiarato dallo stesso Proietti, dovrebbe segnalare ulteriori categorie oltre quelle previste già dalla normativa sui lavori usuranti.

In linea con tale politica, il governo ha riferito anche che la rata di restituzione del prestito in caso di anticipo pensionistico su base volontaria sarà pari a circa 4,5-4,6% per ogni anno di anticipo sulla pensione e che comunque sarà necessario un’ulteriore stanziamento di fondi in quanto il tasso previsto del 4,5% annuo non può coprire il costo degli interessi dell’assicurazione e di una parte del capitale del prestito pensionistico, che si badi dovrà essere restituito in 20 anni una volta che il lavoratore sarà andato in pensione.

Queste le prime indiscrezioni, anche se i principali sindacati hanno già dichiarato guerra al Governo Renzi che ha fatto marcia indietro sul numero di anni di contributi necessari per accedere alla agevolazione: “Il governo Renzi si rimangia la parola: 30 anni di contributi invece di 20 per Ape social”, scrive infatti la Cgil su Twitter.

Angela Scalisi

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