Bob Dylan: Nobel, musica e poesia



 

La notizia più dibattuta della settimana riguarda Robert Allen Zimmerman, conosciuto al mondo come Bob Dylan. Proprio al cantautore statunitense è stato conferito, il 13 ottobre, il Nobel per la Letteratura 2016. Tra disappunti ed approvazioni, il silenzio di Dylan risulta assordante: nessuna dichiarazione, nessun ringraziamento, ha aperto bocca soltanto per cantare (gli appuntamenti del suo “Never Ending Tour” non hanno subito alcuna variazione). Non resta, quindi, che aspettare il 10 dicembre, giorno in cui il cantautore dovrebbe ritirare di persona il premio a Stoccolma.

Quello che ha più sbalordito il pubblico è stato l’accostamento musica-letteratura: perché e con quale criterio è stato assegnato il premio letterario più prestigioso ad un cantante? L’Accademia di Stoccolma ha riconosciuto valore letterario universale ai testi composti dal musicista americano per oltre mezzo secolo e la motivazione è quella di “aver creato nuove espressioni poetiche nell’ambito della grande tradizione della canzone americana”. I suoi testi vengono così paragonati alla poesia e ad un’analisi più accurata si può notare come i suoi non siano testi di canzoni ma, piuttosto, racconti in versi musicati. Ed ecco che Dylan è più vicino all’originaria tradizione poetica trobadorica di quello che si possa pensare. Egli è prima di tutto un cantastorie, e come tale, la forza delle sue liriche musicali folk consiste propriamente nelle storie che racconta. Al pari della letteratura.

Dylan si ispira nella prosa a quella linea di poeti ribelli che comprende Rimbaud, Blake, Gallese Thomas e persino Kearouac; visionarietà e potenza di contenuti elevano i suoi testi al di la della funzione musicale: la musica diventa un valore aggiunto che completa ed esalta quella che appare oggi come una vera forma d’arte.

Il senso del Nobel a Dylan può essere riassunto in una breve dichiarazione fatta da Francesco De Gregori: «Il Nobel assegnato a Dylan non è solo un premio al più grande scrittore di canzoni di tutti i tempi ma anche il riconoscimento definitivo che le canzoni fanno parte a pieno titolo della letteratura di oggi e possono raccontare, alla pari della scrittura, del cinema e del teatro, il mondo e le storie degli uomini. Bob Dylan incarna l’essenza di tutto questo, nessuno come lui ha saputo mettere in musica e parole l’epica dell’esistenza, le sue contraddizioni, la sua bellezza».

 

(fonte: huffingtonpost.it)

 

 

Eleonora Mirabile

 

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