WhatsApp sottoinchiesta: possibile violazione dei diritti degli utenti


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Con il passaggio alle nuove condizioni di utilizzo di WhatsApp e relativa incidenza sull’utilizzo delle informazioni personali di milioni di utenti, ecco che scende in campo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che ha avviato ben due procedimenti istruttori per presunte violazioni del Codice del Consumo.

Come diramato dall’Agenzia il primo procedimento mira ad accertare se la società americana abbia costretto gli utenti ad accettare integralmente i nuovi termini contrattuali, in particolare la condivisione dei propri dati personali con Facebook, mentre il secondo è diretto ad accertare la vessatorietà di alcune clausole.

A fine settembre, quando la “bomba” era scoppiata, si era già mosso il Garante per la Privacy, che aveva per l’appunto avviato una prima istruttoria “a seguito della modifica della policy effettuata da WhatsApp a fine agosto che prevede la messa a disposizione di Facebook di alcune informazioni riguardanti gli account dei singoli utenti, anche per finalità di marketing”. In quel momento l’Azienda si era difesa dichiarando che “WhatsApp è conforme alla legge sulla protezione dei dati dell’Ue e lavoreremo con il Garante italiano nel tentativo di rispondere alle loro domande e di risolvere eventuali problemi”.

Ma il meccanismo si era già messo in moto e le preoccupazioni per una possibile ingerenza nella privacy degli utenti non è scesa. Come spiega oggi il Garante della Concorrenza e del Mercato, il primo procedimento è, dunque, diretto ad accertare se la società americana abbia di fatto costretto gli utenti di WhatsApp ad accettare integralmente i nuovi termini contrattuali, in particolare la condivisione dei propri dati personali con Facebook, facendo loro credere, con un messaggio visibile all’apertura dell’applicazione (messaggio che ha effettivamente “colpito” tutti gli utenti), che senza tale consenso non sarebbe stato, più possibile proseguire con l’utilizzo dell’applicazione. “L’effetto di condizionamento – come spiega il portavoce dell’Antitrust – sarebbe stato, peraltro, rafforzato dalla prespuntatura apposta sull’opzione Facebook in una schermata di secondo livello alla quale l’utente accedeva, dal messaggio principale, tramite apposito link”. Per quanto attiene al secondo procedimento, questo è diretto ad accertare la vessatorietà di alcune clausole inserite nei Termini di utilizzo di WhatsApp Messenger riguardanti, in particolare, la facoltà di modifiche unilaterali del contratto da parte della società, il diritto di recesso stabilito unicamente per il professionista, le esclusioni e le limitazioni di responsabilità a suo favore, le interruzioni ingiustificate del servizio, la scelta del Foro competente sulle controversie che, ad oggi, è stabilito esclusivamente presso Tribunali americani.

Si profila una battaglia abbastanza lunga farcita da discussioni su uno dei temi più scottanti del presente momento storico, ovvero la tutela della privacy individuale in un momento storico di dematerializzazione e digitalizzazione di tutte le informazioni.

Angela Scalisi

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