Rubrica: Partite memorabili / Germania-Italia al Mondiale 2006


 

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4 luglio 2006: Germania-Italia, la madre di tutte le partite. Ci si gioca la finale del mondiale di calcio. Ancora una volta la sfida tra italiani e tedeschi vale tanto, non come 24 anni prima, quando l’Italia di Enzo Bearzot sconfisse 3 a 1 la Germania Ovest e mise la terza stella sul petto, ma siamo appena un gradino sotto. La squadra, guidata dal ct Marcello Lippi arriva all’appuntamento tra i tanti tormenti riguardanti “Calciopoli”, scoppiato qualche mese prima, ma non solo, appena una settimana prima della gara, Gianluca Pessotto, compagno alla Juventus degli azzurri Buffon, Cannavaro, Zambrotta, Camoranesi e Del Piero, ha tentato il suicidio gettandosi dalla sede della società bianconera. Fortuna volle però che gli azzurri, distratti da ciò che succedeva fuori dal campo, trovarono lungo il loro percorso verso la semifinale delle avversarie tutt’altro che ostiche: l’Australia agli ottavi e l’Ucraina ai quarti. L’Italia si schiera con un classico 4-4-2: Buffon, miglior portiere al mondo già ai tempi; Zambrotta, al secondo mondiale; Cannavaro, capitano degli azzurri; Materazzi, unico interista dalla truppa; Grosso, uomo dell’ultimo secondo contro l’Australia (e non solo..); Camoranesi, il meno italiano del gruppo; Pirlo, il regista; Gattuso, “ringhio” nazionale, Perrotta, centrocampista della Roma; Totti, il numero 10; Toni, bomber della Fiorentina. Lippi può permettersi il lusso di tenere in panchina gente come Del Piero e Inzaghi, ma deve rinunciare a Nesta, infortunato e De Rossi, squalificato. Lo “scontro”, rimanendo in tema calcistico ha un particolare differente rispetto al passato: si gioca in Germania, teatro del match è il Westfalenstadion di Dortmund. I padroni di casa si presentano tra i titolari con Lehmann in porta, al posto dell’eterno Kahn relegato in panchina, ed il già affermatissimo “panzer” Klose, che guida l’attacco insieme al giovane Podolski. Calcio d’inizio alle ore 21, si parte. L’Italia prova a creare qualche pericolo sull’asse romanista Totti-Perrotta, ma non riesce ad essere seriamente pericolosa, cosa che fa invece la Germania, spinta del pubblico, con Podolski e Schneider, senza trovare però la rete. Una comunque timida Italia ci riprova sul finire della prima frazione con Luca Toni, ma all’intervallo è 0-0. Le due squadre sentono ovviamente la pressione della gara, al 46′ in campo gli stessi 22 che avevano iniziato la partita. Nel secondo tempo la Germania si rende pericolosa con Klose, che nonostante il pressing dei difensori azzurri si ritrova davanti Buffon, che però non si fa superare. Al 74′ primo cambio per l’Italia, Toni lascia il posto a Gilardino. La Germania può usufruire di una punizione dal limite dell’area ma Ballack alza troppo il pallone. Ci riprova ancora Perrotta ma Lehmann con un intervento rischioso evita il peggio per i suoi. E’ un momento magico per l’estremo difensore, reduce dall’ottima stagione all’Arsenal, che ha condotto con le sue parate fino alla finale di Champions League. Si arriva al 90′ e il risultato non cambia, come nel 1970 si andrà ai supplementari. Lippi gioca la carta Iaquinta tirando fuori Camoranesi. Il primo tempo dell’extratime è a marchio azzurro: due i legni colpiti nel giro di pochi minuti, prima Gilardino trova il palo e poco dopo Zambrotta prende la traversa. E’ questo il momento dove si capisce che i deboli di cuore farebbero bene a cambiare canale. Prima dell’inversione di campo entra Del Piero per Perrotta, Italia super offensiva, che adesso è in campo col modulo 4-2-4. Si torna a giocare e la Germania attacca, Podolski viene servito in aria e per qualche decimo di secondo l’Italia intera si ferma, non solo chi è in campo ma un’intera nazione; il 21enne attaccante tedesco carica il sinistro che trova la mano di un insuperabile Gigi Buffon. Si va avanti tirando un sospiro di sollievo, la sorte della partita è appesa ad un filo. A tre minuti dalla fine, gli allenatori stavano pensando ai cinque designati per parte che tireranno i calci di rigore… Ma Pirlo da circa 30 metri può tentare il tiro, che centra lo specchio della porta, Lehmann imita il collega Buffon. Dalla parata di Jens Lehmann nasce un corner, che si incarica di battere Alex Del Piero, il pallone messo in aria trova la testa di un difensore tedesco e successivamente il piede di Pirlo, appena dentro l’aria di rigore, sembra non esserci una soluzione, nessun compagno libero, ma il centrocampista bresciano vede con la coda dell’occhio Fabio Grosso che senza nemmeno guardare la porta col suo mancino trova l’angolo della porta alla destra di Lehmann, ed è Gol! L’urlo di gioia di Fabio Grosso ricorda quello di Marco Tardelli, sempre contro la Germania al mondiale spagnolo del 1982. L’Italia è in vantaggio e deve resistere per un solo minuto. Il pubblico è ammutolito, rimane composto il premier Romano Prodi accanto la cancelliera Angela Merkel. I tedeschi spingono come è giusto che sia, per pareggiare la gara, ma è il capitano azzurro Cannavaro che si oppone per ben due volte al pallone che voleva entrare nell’area di rigore difesa dagli azzurri, Cannavaro riesce a servire così Totti, che vede Gilardino solo sulla trequarti campo e lo serve con un passaggio preciso. A quel punto Gilardino dovrebbe solo aspettare lo scorrere dei secondi, mentre tre difensori tedeschi nel tentativo di riprendere palla si dimenticano di Alex Del Piero, che Gilardino serve senza indugi…E’ 2-0 Italia! Anche Prodi non riesce a contenere la gioia in tribuna, è un paese in festa, l’Italia, ed un altro ammutolito, la Germania. Il pass per Berlino è staccato, sarà Italia-Francia, ma quella è un’altra storia…

Stefano Di Bella

 

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