Da Pinocchio ad Alice: due mondi a confronto.


pinocchio

Naso di legno, cuore di stagno, burattino…
Ce lo ricordiamo tutti, no? Chi può essere così pazzo da prendere come protagonista un pezzo di legno? Quel pazzo – anzi, quel genio – ha un nome: Carlo Lorenzini, in arte Collodi.
L’incipit di questa storia funziona proprio per la sua unicità. Per non parlare, poi, della zuffa fra Geppetto e Mastro Ciliegia.
“Alice in Wonderland” titolo originale di una delle favole più conosciute al mondo, questa ipnotica storia che ha raggiunto il pubblico più vasto grazie al cartoon della Disney, è il frutto della mente creativa e complessa di Charles Lutwige Dodgson, religioso e studioso di logica, in arte: Lewis Carroll.
Carroll scrisse Alice nel 1863, dopo averla narrata a tre bambine in un caldo pomeriggio vittoriano, sulle rive di un fiume, quando l’autore raccontò alla Alice in carne ed ossa, le avventure di una bambina che sarebbe divenuta famosa nel mondo, circondata da un alone innocente ed ambiguo al tempo stesso, l’eroina impavida che coraggiosamente sconfigge la regina di cuori, la Alice perplessa e stupita nel Paese delle Meraviglie in cui mille di noi si sono almeno una volta identificate.
Pinocchio, Alice, Peter Pan, Heidi, Pippi Calzelunghe & Co: i piccoli lettori sono spesso più ‘internazionali’ dei grandi e L’Università Ca’ Foscari di Venezia dedica un convegno ai rapporti anglo-italiani nella letteratura per ragazzi, fatti di parallelismi, entusiasmi e incomprensioni in due mondi culturali e linguistici che continuano a studiarsi pur nella loro diversità.
“Prendiamo Alice e Pinocchio, due tra i classici più famosi e amati dai piccoli – spiega la Prof.ssa Laura Tosi, docente di Letteratura Inglese ed esperta di letteratura per l’infanzia nell’ambito dell’incontro “When Alice Meets Pinocchio”- Alice è esponente della Pax Britannica, Pinocchio del Risorgimento italiano. Da una parte c’è la bambina borghese che si annoia a scuola, dall’altra il bambino poverissimo che costringe il padre a vendere la giacchetta per comprare l’abbecedario. In Alice i riti del tè, in Pinocchio la fame atavica. Tutti e due rappresentano antimodelli – Alice cerca di capire le regole di un mondo strampalato e Pinocchio si fida di tutti – che superano le frontiere territoriali diventando per l’infanzia modelli universali, libri unici ma imitatissimi”.
Riguardo al rapporto tra originali e traduzioni e riadattamenti all’estero, Laura Tosi rileva che nel caso del Pinocchio di Disney “l’americanizzazione ne ha fatto un piccolo tirolese (mentre Collodi aveva combattuto nelle guerre di Indipendenza contro gli austriaci) che non ha la fame e la povertà estrema del personaggio originale. Ha pagato un prezzo alto per ottenere il suo passaporto ma è probabilmente per via di Disney che in tutto il mondo conoscono Collodi”. Un prezzo che, andando oltre il genere fantasy, non è stato pagato dal libro Cuore di De Amicis. “Cuore celebra l’utopia di una scuola laica e pubblica – sottolinea la docente – in cui il figlio del carbonaio siede vicino al figlio dell’avvocato ed è necessario che si stimino reciprocamente per costruire la nuova Italia e ‘fare gli Italiani’. Quello italiano è un progetto, o un sogno, interclassista. Un concetto impensabile nell’Inghilterra vittoriana, dove le school stories sono ambientate nei collegi d’élite che formeranno i futuri governanti e ufficiali coloniali dell’impero britannico”.
Il convegno tratta anche dell’umorismo in Roald Dahl e Gianni Rodari, due autori dalla fama e dalle caratteristiche diverse: il senso dell’umorismo è legato alle peculiarità di ciascuna nazione, al senso della lingua, dei rapporti sociali, della storia. Eppure l’umorismo di Dahl ha avuto tanta presa sui bambini italiani, mentre le poche traduzioni di Rodari sono ormai introvabili nel mondo anglosassone.

Giusi Lo Bianco

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