Agrumi di Sicilia


La Sicilia in ogni stagione si riempie di fragranze e colori. I limoni, i cedri e le arance siciliane sono richiesti in tutto il mondo eppure forse pochi siciliani conoscono le origini dei frutti più buoni che dona questa terra.

In realtà gli studiosi sostengono che il primo agrume della Sicilia sia il cedro, la cui origine deriva dal Sud della Cina precisamente Indocina e Birmania. Stiamo parlando di duemila anni prima di Cristo. La coltivazione del cedro si iniziò a diffondere in India per poi arrivare fino alla Mesopotamia. Popoli come gli Assiri, i Babilonesi e gli ebrei attribuirono a questo frutto un significato religioso. In particolare si ritiene che gli ebrei, liberatisi dalla schiavitù, abbiano diffuso la coltura del cedro durante il loro mitico cammino alla ricerca della terra promessa.
Nel 327 a.C. Alessandro il grande, durante la missione che portò l’esercito greco in India, notò la luminosa pianta dai frutti tondeggianti e la fece studiare dai botanici.
Teofrasto (372-287 a.C.) fu il primo greco che citò e descrisse il cedro nei suoi particolari.

Esiste però un mito che attribuisce ad Ercole la paternità della diffusione degli agrumi. Secondo questo mito Ercole dovette affrontare ben 12 prove della quale la penultima era quella di impossessarsi dei “Pomi Aurei”, destinati ad essere il dono per le nozze di Era, custoditi nel giardino delle Esperidi (le ninfe Egle, Aretusa, Iperetusa) a cui faceva la guardia un mostro che poi venne sconfitto dall’eroe. Secondo un’interpretazione etimologica il giardino delle Esperidi doveva trovarsi nell’odierno Marocco, un tempo Mauritania. Ancora oggi il termine “esperidio” si usa per indicare gli agrumi.

Negli scritti di Plinio si trovano citazioni sul cedro, il che fa dedurre l’estensione della coltura della pianta in tutta la Grecia.
I greci passarono questa conoscenza ai Romani che chiamarono il frutto “malus medica” e solo in seguito “Citrus”. I Romani, come i greci, conoscevano inoltre il limone ed anche le lime.
La più antica testimonianza degli agrumi in Sicilia però risale al II secolo d.C., infatti risale a quel tempo un’antica rappresentazione musiva all’interno della Villa di Casale Piazza Armerina nella quale sono raffigurati dei cedri.

Nell’827 d.C l’isola dalle mani dei Romani passò a quelle degli Arabi diventando centro della cultura islamica. Proprio questo popolo diffuse la coltivazione degli agrumi in tutta la Sicilia. Secondo lo studioso Prof. Francesco Calabrese gli Arabi portarono in Sicilia l’arancio amaro. A quei tempi si usavano gli agrumi a scopo ornamentale, per creare essenze e per medicamenti.
Butera, il poeta arabo siciliano vissuto verso la metà del 1100, scrisse i seguenti versi:

“Le arance dell’isola sono simili a fiamme
brillanti tra rami di smeraldo
e i limoni riflettono il pallore di un
amante che ha trascorso la notte in lacrime
per la lontananza (dell’amata)”.

Quando la Sicilia venne conquistata dai Normanni la conoscenza degli agrumi si espanse ancora di più. Lo storico Hugo Falcandi (1154-1169) nella sua opera “Historia de rebus in Siciliae regno” citò per la prima volta le “Arengias”, che descrive come frutti contenenti un succo per nulla agro, è la testimonianza della comparsa delle arance dolci.
È solo verso la fine del Medioevo che però si trovano notizie certe che riguardano la diffusione delle arance dolci, che dalla Liguria venivano esportate nelle altre regioni.
Nel 1600 comparve la prima acqua di Colonia con la profumazione dei fiori d’arancio, creata da Giovanni Maria Farina, il cui nome deriva dalla città di Colonia in cui la vendette per la prima volta.
Dalle terre liguri in cui gli agrumi erano maggiormente coltivati si passò presto alla Sicilia, che grazie al suo clima mite possedeva le condizioni adatte per la coltura.
Ferdinando Alfonso Spagna, tra il 1868 ed il 1875, scrisse due trattati sull’agrumicoltura in Sicilia. È con la scoperta dell’acido citrico (Scheele) estratto dai limoni che si affermò definitivamente la tradizione agrumicola in Sicilia.
Il mandarino ed il pompelmo si diffusero invece intorno al 1810.

La Sicilia fino a poco tempo fa aveva una produzione agrumicola che superava i 25.000.000 di quintali all’anno detenendo il primato nelle esportazioni verso le altre regioni italiane.
Oltre 4000 anni di storia hanno dimostrato che la Sicilia è una tra le terre più produttive al mondo, sarebbe un grave errore smettere di sfruttare questo grande potenziale.

Laura Ciancio

(La fotografia è stata presa da http://www.aurantia.it)

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