LA LEGGENDA DELL’ARCO DI VIA CROCIFERI


Per la sua singolare atmosfera romantica,espressione del Settecento catanese,la via Crociferi è considerata una delle più suggestive vie di Catania. Il nome deriva dalla Chiesa di San Camillo dei Crociferi,creata su commissione dei padri Crociferi che con opere pie portavano conforto alla popolazione.
Dall’arco di San Benedetto a sud ed il portale di Villa Cerami a nord della via,sono comprese chiese e monasteri,come la piccola Badia delle monache di San Benedetto,opera di Vaccarini,di origini palermitane,ma catanese d’adozione e in essa sono evidenti i nuovi motivi scultorei dell’epoca,con le finestre cenobiali dalle grandi grate panciute (invenzione dello stesso architetto),che danno la sensazione del movimento e al tempo stesso custodiscono lunghi silenzi in preghiera. La chiesa di San Francesco Borgia ,col grande complesso dei padri Gesuiti è un’opera dell’architetto Angelo Italia e in essa nel 1801,venne battezzato Vincenzo Bellini,mentre la chiesa di San Giuliano,costruita tra il 1738 e il 1760,è fra i capolavori del Vaccarini,con la sua facciata curvilinea e un esuberante stile barocco.
Nella chiesa di San Benedetto,costruita da Alfonso Di Benedetto nel 1713,si può ammirare il portone ligneo dove sono scolpite immagini raffiguranti le opere del santo ma il tipico esempio di architettura settecentesca si nota proprio nell’arco attiguo ,caratterizzato da affascinanti fanali.
E proprio attorno a quest’arco nacque una curiosa leggenda.
Si narra infatti che fu costruito in una sola notte e che successivamente,ritenuto utile,ebbe una particolare finitura armonica ,tipica dell’architettura barocca. I nobili avevano l’abitudine di riunirsi per vari convegni o per incontri amorosi ,proprio in via Crociferi e per non essere disturbati dai curiosi,diffusero tra il popolo la voce che in quella via,dal tramonto all’alba,si aggirasse un cavallo senza testa.
Una notte un giovane coraggioso,per scommessa,decise di piantare un chiodo proprio sotto l’arco di San Benedetto ma non si accorse di aver piantato anche il suo mantello sotto il chiodo,così sentendosi trattenuto da una forza misteriosa e credendo si trattasse del cavallo senza testa,morì per lo spavento.
Nonostante la paurosa leggenda,sconosciuta a molti, questa via fatta di fede e di stupenda architettura,rimane una delle più belle e interessanti tappe di Catania.
Valeria Di Bella

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