La Scala dei Turchi: la falesia a strapiombo sul mare che fa innamorare i turisti



 

Oggi siamo così abituarti a spostarci in aereo per viaggiare che a volte ci perdiamo le cose più belle che stanno proprio dietro l’angolo.

A quanti siciliani sarà capitato di conoscere e parlare con turisti che hanno visitato più posti della Sicilia in una settimana che loro in una vita.

È un sacrilegio non conoscere ciò che abbiamo ed ancora più grave non tutelarlo.

 

Una tra le mete più ambite negli ultimi anni è proprio lei: la Scala dei Turchi. Paradisiaca, preziosa, meravigliosa, sono tanti gli aggettivi che possiamo usare per descriverla. Il mondo la conosce per la sua rarità e anche per la popolarità dei romanzi di Montalbano nei quali Andrea Camilleri la citò più volte.

 

Questo capolavoro della natura non risulta ancora nella lista del Patrimonio Unesco ma pian piano le cose cambiano e ad ogni cosa verrà restituito il proprio valore.

 

Quella parete rocciosa a strapiombo sul mare, situata lungo la costa tra Realmonte e Porto Empedocle, che esprime armonia, relax e pace rappresenta il luogo in cui i Turchi approdarono in Sicilia, per questo da allora la chiamarono Scala dei Turchi.

 

Ci si è lamentato per la cattiva gestione del posto e la mancanza di servizi, tanto che il Comune di Realmonte da questo mese ha fatto partire il nuovo piano per la gestione della Scala dei Turchi. Inizialmente a gestire la scogliera di marna bianca doveva essere Ferdinando Sciabbarrà, proprietario delle particelle catastali su cui ricade la scogliera, insieme al responsabile dell’associazione ambientalista Maremico di Agrigento, Claudio Lombardo, con un piano che prevedeva il pagamento di 3 euro all’ingresso, che però sarebbe rimasto gratuito per i residenti nei comuni di Realmonte e Porto Empedocle e per i bambini al di sotto dei dodici anni.

 

Al Comune di Realmonte e al suo Sindaco Lillo Zicari, però l’ingresso a pagamento non convinceva e per vie legali il Comune ha preso in mano la gestione della Scala dei Turchi, mentre l’associazione si è messa da parte.

 

Tra pochi mesi sapremo come andrà a finire questa storia. Il quesito però nasce spontaneo: perché quando andiamo all’estero paghiamo anche l’aria che respiriamo mentre in Sicilia c’è la brutta abitudine di non far pagare?

 

Ci lamentiamo che abbiamo pochi soldi, che la regione non ha i fondi, che i cittadini soffrono ma non facciamo niente per risolvere questo problema. Se iniziassimo a capire che basterebbe solo restituire un po’ di prestigio a tutto ciò che di bello possediamo in Sicilia e che ancora è Nostro non si parlerebbe più di crisi ma di rinascita.

 

Laura Ciancio

 

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