I bambini possono assistere agli atti osceni in luogo pubblico! Nessuna punizione se…


 

Il 15 gennaio 2016 rappresenta una data spartiacque con riferimento alla rilevanza giuridica degli atti osceni in luogo pubblico. Il D. Lgs. N. 8, approvato in questa data, infatti, depenalizza il reato sostituendo la reclusione da mesi 3 a tre anni con il pagamento di una semplice sanzione amministrativa che ammonta al massimo fino a 5000 euro. Rileva penalmente, invece, il medesimo comportamento se commesso all’interno o nelle immediate vicinanze di luoghi frequentati da minori e se da ciò derivi pericolo che essi assistano.

Sono necessarie alcune considerazioni. Anzitutto bisogna osservare come il bene tutelato da questa norma sia quello della morale pubblica e del buon costume. Valori che tendono ad evolversi con i mutamenti sociali e di costume. E’ innegabile, che il concetto di moralità e buon costume abbia subìto un’ evoluzione tale da non ritenersi indispensabile la reclusione per i comportamenti previsti.

Anzi, la precisazione che la reclusione rimanga  prevista per il caso in cui gli atti osceni siano commessi in luoghi abitualmente frequentati da minori e col pericolo, pertanto, che i medesimi vi assistano, sembra confermare questo ragionamento.

Per inciso, questa definizione dei luoghi abitualmente frequentati dai minori ha ricevuto critiche sulla reale efficacia, in quanto rischia di graziare gli autori di atti osceni compiuti in luoghi non abitualmente da loro frequentati, anche se malauguratamente in loro presenza.

Da un punto di vista pratico bisogna osservare che,del resto, anche la disciplina precedente  prevedeva sì la reclusione, ma fino a tre anni. Ora è un dato normativo e di fatto che una tale previsione non apre le porte del carcere bensì  porta a misure alternative alla detenzione, quali, ad esempio, l’affidamento ai servizi sociali.

Se da un lato si è stati propensi ad alleggerire la macchina burocratica legata ai processi penali,ovvero alla celebrazione di un processo penale in tre gradi di giudizio, dall’altro ,casi come quelli di minori che assistono a scene di intimità e di libidine, sol perché transitano loro malgrado in un luogo frequentato abitualmente da adulti, non trovano la giusta e severa  punizione, senza considerare i danni psicologici che  potrebbero scaturire nel tempo.

Un ulteriore considerazione è che questa norma è inserita in una complessiva opera di depenalizzazione che comprende , tra l’ altro, i comportamenti di “rifiuto di prestare opera in caso di tumulto”, “rappresentazioni teatrali o cinematografiche abusive”.

Trattandosi di fattispecie per le quali è difficile intravedere un’evoluzione morale, il legislatore probabilmente ha trascurato di tener conto dei singoli casi e dei modelli educativi , a scapito di chi poi, pur avendo subìto una violenza psicologica, trova barriere nel cosiddetto “senso letterale del testo normativo”!

Valeria Barbagallo

 

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