Coniugi o coppie di fatto: le differenze in materia di legge


 

L’argomento matrimonio è molto delicato e non a caso i giovani che decidono di convenire a nozze sono di meno rispetto ai decenni passati. La scelta più semplice è quella di convivere e diventare una coppia di fatto, ma essere tale e non sposarsi in termini legali cosa comporta?

Sempre più spesso ci si imbatte nelle cosiddette famiglie di fatto, ovvero genitori non sposati ma che convivono in modo stabile ed hanno figli.

La legge sta facendo passi in avanti ma nonostante ciò c’è ancora molta strada da percorrere. L’ordinamento italiano da qualche anno ha riconosciuto alcuni diritti alle coppie di fatto come ad esempio il diritto di essere informati sulla salute del compagno, il diritto alla procreazione medicalmente assistita, in caso di decesso di uno dei due partner il diritto dell’altro di succedere nel contratto di locazione dell’abitazione ecc. Per far valere questi diritti però i partner devono dimostrare la convivenza tramite il certificato di stato di famiglia, che si richiede all’ufficio anagrafe del comune di residenza. Oltre a questo importante documento la coppia può stipulare un contratto di convivenza con valore legale.

 

Tra i privilegi più importanti del matrimonio, che non sono contemplati per le coppie di fatto, ci sono invece: il diritto alla pensione di reversibilità in caso di decesso del partner, il diritto al mantenimento in caso di divorzio, il diritto all’eredità.

I partner delle coppie di fatto hanno diritto all’eredità solo se specificato nel testamento.

 

I figli invece?

Per quanto riguarda i figli nati dalle coppie di fatto è importante che vengano riconosciuti dal padre, senza il riconoscimento la madre e i figli non possono avanzare alcuna pretesa e il padre non ha alcun diritto a visitare il figlio o partecipare alla sua educazione. Detto questo la riforma del diritto di famiglia del 1975 equipara i figli nati da famiglie di fatto a quelli nati da coppie sposate. I genitori quindi, che siano essi coppie di fatto o sposati, hanno il dovere di educare, istruire e mantenere i propri figli.

Per quanto concerne l’eredità l’unica differenza ad oggi è che il figlio naturale e riconosciuto di una coppia di fatto ha diritto all’eredità dei genitori e dei nonni, mentre un figlio legittimo eredita fino al sesto grado di parentela.

 

Purtroppo oggi il singolo cittadino risulta più agevolato economicamente rispetto a chi decide di intraprendere la via del matrimonio, senza considerare anche le agevolazioni che lo stato dà alle ragazze madri rispetto alle madri sposate.

 

Nel Paese sede della Chiesa Cattolica è surreale pensare che non si cerchi di agevolare in tutti i modi le famiglie, avvicinare i giovani alla chiesa e al percorso matrimoniale.

La crisi di sicuro non incentiva la nascita delle famiglie, inoltre se lo stato continua a gravarci sopra l’Italia sarà una terra di anziani.

 

Laura Ciancio

 

 

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