IL VIAGRA DELL’ITALIA: LA “FLAT TAX”. IMPENNATA RAPIDA DELL’ECONOMIA!  



Chi ha inventato il viagra ha pensato di curare diversi aspetti della stesso fenomeno: prestazione fisica e recupero psicologico. Certo, non è prescrivibile a tutti, ma per chi può, gli effetti sono immediati ed efficaci!
Il nostro sistema economico in questo momento politico di pressione fiscale e prelievo coatto è ai minimi termini e ciò di cui ha bisogno è proprio un rimedio (come il viagra) rapido,  efficace ma anche efficiente.
La Flat Tax, ovvero la tassazione piatta o forfettaria, in pratica una tassazione ad aliquota unica, è la proposta della lega Nord di Salvini (aliquota al 15% ) e di Forza Italia di Berlusconi (aliquota al 20% o poco più), per una ripresa economica accelerata ed una stabilizzazione del prelievo fiscale.
“Pagare tutti e pagare meno” è lo slogan con cui si inneggia alla Flat Tax. Ma in cosa consistono le proposte dei Leader?
Prima però è doveroso fare qualche cenno storico. Fu ideata dall’ economista statunitense Milton Friedeman nel 1956, per poi essere ripresa e divulgata da altri economisti tra cui gli statunitensi della Stanford University: Robert Hall e Alvin Rabushka. Ovviamente nel corso del tempo e nelle elaborazioni successive la flat tax è stata modellata in base alle esigenze del momento storico- politico e dei Paesi in cui è stata adottata. Attualmente si contano circa 38  paesi nel mondo che hanno recepito, con successo, il sistema della Flat Tax.
In Italia ultimamente l’economista Alvin Rabushka ha fatto molta propaganda del sistema Flat Tax, recepita in particolar modo dalla lega Nord di Salvini. C’è da ricordare inoltre che già Berlusconi nel lontano 1994 aveva proposto il sistema della Flat tax, con un’aliquota unica pari al 33% . Ma i tempi non erano maturi per far accettare un sistema fiscale così diverso, più all’opposizione che agli italiani. Ora si è ritornati a cavalcare l’onda della tassazione unica per uscire dal momento di stagflazione o ancor peggio di recessione e rilanciare il sistema micro e macro- economico basato sul gioco domanda ed offerta, ovvero imprese, lavoro, consumi con relativo aumento del PIL.
Ricordiamo inoltre altri nomi del panorama politico, come Enrico Zanetti (Scelta Civica ) che ha ha proposto una flat tax al 27% per le fasce di reddito da 15.000 a 75.000 .
Il vero nodo della questione però rimane uno. Come si può conciliare la Flat Tax, che è proporzionale, con il nostro sistema tributario improntato al principio cardine della progressività?
L’articolo 53 della nostra Costituzione parla chiaro: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. IL sistema tributario è informato ai criteri di progressività”. Dunque, tutti devono pagare in base a quanto guadagnano e la determinazione del tributo è basata sulla progressività degli scaglioni di reddito. I Padri Costituenti, per quanto nel lontano 1946 non potessero prevedere le sorti dell’Italia e neppure gli effetti devastanti della moneta unica, si erano ispirati al principio fondamentale del Welfare State: chi guadagna di più deve contribuire alla spesa pubblica in modo più che proporzionale rispetto a chi ha un reddito medio, preservando le sorti delle fasce più deboli.  
Logicamente per ovviare all’inconveniente dell’incostituzionalità della Flat Tax, sono in atto diverse opzioni.
La proposta Salviniana è quella di una aliquota unica con una sottostante deducibilità fiscale per aiutare le famiglie numerose. I nuclei familiari che guadagnano da euro 35.000 a 50.000 lorde annue possono sgravare dalla base imponibile 3.000 euro per ciascun familiare a carico. Inoltre i meno abbienti rientrerebbero nella “No Tax area”.
Anche la proposta di Berlusconi fa gioco forza sulla progressività relegando nella “No Tax area” i redditi fino a 13.000 euro ed i pensionati. Chi ha un reddito oltre questa soglia si applica il criterio della progressività, fermo restando che il differenziale tra i 13.000 euro ed i redditi successivi verrebbero tassati con aliquota unica. A titolo d’esempio chi guadagna 16.000 verrà tassato per i 3.000 euro  di differenza.
Ecco che così possono essere rispettati i parametri costituzionali di progressività.
L’opinione pubblica però incalza sul sospetto di come faranno poi a pareggiare i conti dello Stato.
In effetti una manovra economica di questa portata, se per un verso alleggerisce il peso fiscale ai contribuenti, dall’altro crea buchi economici di circa 14 miliardi di euro nelle casse dello Stato. Per i due leader il problema è già risolto. Per Salvini basterà tagliare i finanziamenti al Jobs act ed il contributo netto alla UE (pur non proclamandosi anti- europeista, anzi tutt’altro); Per Berlusconi il recupero potrà avvenire attraverso un restyling del sistema bancario. Dal bail-in, che ha acuito le fragilità delle nostre banche, alla pessima gestione del Governo, Berlusconi vuole tracciare le linee di ripresa, proponendo,ad esempio, l’acquisto dei crediti deteriorati da parte dei Fondi pensione e della Cassa di previdenza degli Ordini, data la loro vantaggiosità ad oggi regalati all’estero. Un altro strumento sarebbe quello dei PIR i “piani individuali di risparmio”, un grosso “contenitore  fiscale” in cui far confluire obbligazioni , azioni, liquidità, tutto targato made in Italy.
Noi staremo qui a vigilare su cosa accadrà.
Dunque, secondo voi, sarà opportuno prendere questo viagra?
 
Valeria Barbagallo
 
 
 
 
”.

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