FOOD – HISTORY


LA MANDRAGORA ED IL POMODORO TRA STREGONERIE ED ARTIFIZI…

Il pomodoro, o “paradice appfel”- “mela del paradiso”, come lo chiamarono un tempo gli ungheresi, era un frutto dal sapore elettrizzante, sfacciatamente rosso, traboccante di succhi allusivi, era pertanto un afrodisiaco, ma agli occhi degli europei, e siamo nel XVI secolo, incuteva timore. Perché? Beh, assomigliava ad un altro frutto molto conosciuto già all’epoca,  il pomo di satana, quello che produceva la “Mandragora”.

La stessa Lea sedusse il marito Giacobbe, come si legge nella Bibbia, con il frutto dell’inferno: “è con me che avrai relazione perché ti ho completamente assoldato con le mandragore di tuo figlio”.

Gli speziali del XV secolo conoscevano molto bene le qualità narcotiche della mandragora, ma il segreto della pianta era un altro: l’aspetto terrificante delle sue radici, le quali manco a dirlo, assomigliavano ad un corpo di un uomo rinsecchito. Nel Medioevo la gente ha ben pensato che le radici fossero vive, nient’altro che incarnazione di spiriti demoniaci, che avevano il potere di sussurrare i segreti, nelle orecchie di chi ne era proprietario. Ricordiamoci che la stessa Giovanna D’arco venne mandata al rogo anche perché trovata in possesso di una mandragora. È questo il periodo delle streghe, e proprio a loro apparteneva una teoria che voleva crescere le mandragore proprio sotto gli alberi dove venivano impiccati i criminali condannati a morte, e che il sangue che gocciolava dai loro corpi costituiva un fertilizzante naturale, che faceva un gran bene alla pianta.

Si dice che quando si tagliavano i rami e le radici, la Mandragora emetteva lamenti terribili che riuscivano a raggelare il sangue e rendendo folli chi li avesse ascoltati. Fatalità del caso sia la Mandragora che il pomodoro appartengono alla stessa famiglia delle Solanacee. Gli scrittori medievali ritenevano che la mandragora fosse stato il primo tentativo divino di creare l’uomo, ecco spiegato l’arcano mistero di quelle strane radici. Gli europei snobbarono il pomodoro per almeno centocinquant’anni e fu solo agli inizi del XVIII secolo che il pomodoro cominciò ad essere ammesso sulle tavole, dapprima come semplice elemento di decorazione, si diceva infatti che averne mangiato facesse cadere i denti al malcapitato, o che lo stesso profumo rendesse folli. Per tanto tempo ancora verrà visto come frutto malefico … infido e ingannevole. Tanto da essere iscritto nel libro nero dei cibi riprovevoli, e come diceva lo stesso Abate Chiari, noto moralista cattolico, verso la metà del settecento: non c’è niente di più malefico del pomodoro.

È proprio verso la metà del Settecento che nasce la salsa di pomodoro, essa servirà, all’inizio, a guarnire un piatto. L’uomo, si diceva, per natura non è un mangiatore di salse, così si pronunciava l’autorevole Clemente di Alessandria, le salse venivano considerate un’insidia di Satana, esse stesse servivano ad esaltare l’atto del mangiare, un primo passo verso quei peccati di gola sino ad allora condannati. Il pomodoro accendeva le passioni, morbido e nello stesso tempo delizioso, era immorale e decisamente pagano. Nell’XI secolo, a Venezia, in occasione della visita di una principessa straniera che introdusse l’uso della forchetta, i capi religiosi dell’epoca invocarono la maledizione per questa strana raffinatezza, e quando la stessa principessa dopo alcuni anni morì, conclusero che si era trattato di nient’altro che di una punizione divina. Alla fine sia la forchetta che il pomodoro riuscirono a spuntarla, e l’una non poté fare a meno dell’altro, in un sol boccone…

Calogero Matina kalos

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