EMILIANO RAGNO: “ESSERE ARTISTA” È UNA PROFESSIONE, NON CAPITA PER CASO!


Orientarsi nel mondo del cinema e della tv è un percorso arduo e non casuale. L’ intervista ad Emiliano Ragno, attore e doppiatore, ci svela un iter professionale fatto di tanto studio e lavoro, di porte chiuse e di successi.

“Non ci capiti per caso, è raro che ciò accada” – sottolinea Emiliano –“ chi entra in questo mondo è perché lo vuole e cerca tutte le strade per arrivarci”!

“Io iniziai negli anni 90 con la pubblicità televisiva. Nel ‘95 i primi provini, senza successo, poi dopo il militare in Sicilia, tra fine ’96 e inizi ’97  vinsi un provino per una pubblicità, quando ancora venivano pagati abbastanza bene al punto da potermi permettere una scuola di recitazione per un anno ed una macchina per girare e fare produzione. Da lì, iniziarono a chiamarmi spesso per le pubblicità e nel frattempo intrapresi la scuola di recitazione ed iniziai a sperimentare tutto, dal teatro,  alla tv, al cinema. Capii che questo sarebbe stato il mio lavoro”.

Meglio il cinema o il teatro?

“Beh, pur piacendomi molto il teatro, non lo faccio più per scelta, perché non mi da gli stessi stimoli del resto delle cose che faccio. Il mio primo amore è il set. Che sia fiction, tv, cinema od anche cortometraggi, che trovo molto interessanti perché ti permettono di sperimentare a livello di riprese. Ad un certo punto ho fatto delle scelte, optando per ciò che mi piaceva fare, ossia il doppiaggio. Il mio interesse risale a circa 15 anni fa,  grazie a dei colleghi che lo facevano da ragazzini e con cui giocavo a calcio. Nel giro di poco tempo , sono diventato un doppiatore professionista, è il mio lavoro di tutti i giorni”.

Come hai conciliato la tua passione per il calcio con la tua professione artistica?

“ Sono sempre stato uno sportivo, ho iniziato a 4 anni facendo tanti sport, tra cui nuoto, ginnastica artistica, equitazione e poi calcio. Da ragazzino andavo allo Stadio Olimpico  a vedere “Il Derby del Cuore”, mi ero appassionato molto. Un giorno scoprii che bastava aver partecipato a qualche fiction o  serie tv ed avere un volto abbastanza noto per poter far parte ,giocando a calcio, di queste squadre.

Mi ricordo che stavo girando “Un medico in famiglia” con Edoardo Leo e lui aveva da poco formato la Calcio Attori con Ettore bassi ed altri attori. Gli chiesi se potevo allenarmi con loro ed è così che da 17 anni faccio parte delle squadre di attori per beneficienza , prima della Calcio Attori e negli ultimi 7-8 anni circa della ITALIANATTORI”.

Qual è il tuo ruolo nell’Associazione ITALIANATTORI?

“Sono da quattro anni Consigliere, rieletto adesso, sono stato Vice Presidente nella scorsa stagione per successione di ruoli. Giochiamo per beneficienza e mi do molto da fare per la causa”.

Qual è la partita che ti ha dato più soddisfazione?

“Quando giocammo vicino a Napoli per un ragazzo che a soli 18 anni , a seguito di un incidente, stava immobile in un lettino e l’unica cosa che muoveva erano gli occhi per farsi capire.  Siamo riusciti a farlo entrare in campo, per me fu emozionante e venivano giù certi lacrimoni, senza però fargli capire nulla . Di certo quella fu una partita di solidarietà molto importante per noi”.

Nella tua professione di attore e doppiatore, quali sono state  le esperienze più importanti?

“L’Ultimo film di cinema di Marco Risi “Tre Tocchi” che racconta la storia degli attori ma anche la storia lavorativa di questo momento particolare  nel  nostro Paese, dunque chiunque può rispecchiarsi. Siamo stati anche al Festival di Roma. Esperienza meravigliosa, perché abbiamo sperimentato dei ruoli e mi sono molto divertito.

Così come mi sono divertito tantissimo nella fiction “La Squadra Spacca Napoli”, qui il mio ruolo è quello un po’ cattivo dell’agente infiltrato, le scene erano come se fossimo tra la gente comune nei quartieri di Napoli, sembrava tutto molto reale.

Come doppiatore ho fatto tante cose, sempre divertendomi, tra gli ultimi mi è piaciuto il film- cartone “Ferdinand”, io doppiavo uno dei quattro tori, Guapo”.

Un consiglio che ti senti di dare a chi vuole intraprendere la “professione” dell’attore o del doppiatore?

“Ecco qui voglio precisare alcune cose. Fare l’attore è una professione, anche se il problema, più frequente in Italia , è che se non sei riconoscibile o non sei sempre popolare, la gente tende a dimenticare, non sapendo invece che il più delle volte si lavora continuamente. La popolarità per le strade non implica avere molti contratti e viceversa meno popolarità non vuol dire aver smesso di  lavorare. Questa è una professione in cui bisogna studiare molto, e cercare di migliorarsi continuamente, altrimenti si dura un film e poi si finisce.

Hai delle ambizioni per il futuro? O ti senti già realizzato?

“La realizzazione non esiste, se non con la morte. In parte ho raggiunto delle ambizioni, ma i traguardi sono continui. Non sono una persona che prova invidia per nessuno, tranne che per la bravura.  Quando vedo alcune scene del film di Sorrentino, “Il Divo”, in particolare il monologo di Toni Servillo, allora lì si che provo invidia e vorrei essere anche io “così bravo”, questo per me è un traguardo”.

Un attore che a te piace tanto, che è vicino al tuo ideale di attore?

“Sicuramente Toni Servillo, lo trovo molto vicino allo stile americano, e Nino Manfredi. Molti guardano agli attori americani, senza sapere che le scuole Francesi, Svedesi e Russe sono di altissima qualità . Gli americani , hanno il vantaggio di sapere scrivere bene le sceneggiature, perché quando un “copione è fatto bene” l’attore è molto più avvantaggiato nell’ interpretazione del ruolo, ed inoltre hanno molti soldi”.

Come può orientarsi un giovane nella scelta della scuola e del percorso giusto?

“Tra le scuole ufficiali più importanti ricordiamo il Centro Sperimentale per chi vuole fare cinema, dove per entrare c’è un a selezione molto difficile a cui sottoporsi e non è detto che ci si riesca; l’Accademia Nazionale  d’Arte Drammatica Silvio D’amico di Roma, il Piccolo di Milano, lo Stabile di Genova per il teatro o comunque  per la recitazione e poi ci sono le accademie private . Il punto è fare attenzione a scegliere quella adatta. Il suggerimento che mi sento di dare è che un’Accademia privata  non deve costare tanto e neanche troppo poco. Fondamentale è avere le idee chiare di quello che si vuole fare e dove si vuole arrivare, così com’ è importate avere l’istinto e l’intuizione di capire che chi ti sta davanti ti stia insegnando davvero qualcosa. Mi rendo conto che non è una cosa semplice.

Lo stesso vale per le scuole di dizione. Anche se per imparare sono importanti le lezioni individuali cucite sulla persona. Non è certamente la stessa cosa insegnare ad una persona del sud, che usa le vocali aperte, piuttosto che ad una del nord che le usa chiuse. Occorrono circa 5-6 mesi per apprendere le tecniche di dizione e molto dipende dalla predisposizione dell’allievo, pertanto bisogna diffidare quando offrono corsi a basso prezzo ed a  breve termine”!

Valeria Barbagallo

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