San Pietro Clarenza il detto torna parrinu e sciuscia


Come scrisse il professore Santi Correnti, grande studioso di storia, usi e costumi siciliani, nel libro “Leggende di Sicilia”, Longanesi Editore, il detto siciliano “Tonna parrinu e sciuscia”, torna prete e soffia, che si adopera quando si è importunati da richieste assillanti e sgradite, o quando in una discussione, si ripetono noiosamente gli stessi insulsi argomenti, è nata da una leggenda plutonica, relativa ad una trovatura, di San Pietro Clarenza, in provincia di Catania. Nel paese clarentino di leggende c’è ne sono tre: quello dell’altarino di San Leonardo, quello della contrada di Santa Margfherita, e quello che sarebbe nascosto dentro il “Palazzaccio”, una vecchia dimora dei principi Clarenza, ubicata in via Roma, che fu anche caserma di soldati e carcere. La costruzione poi fu abbandonata, finchè la mano dell’uomo la distrusse. Ognuno di questi tesori nascosti ha il suo custode, il cosi detto pircanti , lo gnomo dal berretto rosso, che può assumere forme impensate. Quello che custodisce il tesoro del palazzaccio si è trasformato in vento, o un cane che diventa un caprone, o addirittura in prete, e si mostra nell’ora più indicata per simili apparizioni a mezzanotte. Avvenne che in una notte di autunno, nel periodo della vendemmia, poco prima di mezzanotte, il caposquadra dei vendemmiatori andò ad aprire il palmento per dare aria al mosto in fermentazione e per preparare gli arnesi per la prima squadra di vendemmiatori. Appena acceso la lanterna, vide accanto a se un prete con la papalina in testa, che quatto quatto, senza dire niente, si diresse verso la lanterna, soffiandovi la spense. Il contadino la riaccese e il prete, di nuovo, senza proferire parola, la spegne. Stavolta il contadino si seccò e rivolto al prete lo apostrofò  “Torna parrinu e sciuscia, vossia propriu ccu mia ha schirzari, ju haiu un solu prospiru pp’addumalla, e l’omini stannu vinennu”, e riaccese per la terza volta la lanterna. Quando il finto prete, impertubabile, la spense soffiandovi sopra ancora una volta, il contadino comprese, e gridò “E’ torna parrinu e sciuscia, chistu diavulu è” e si fece il segno della croce. Allora si sentì un gran rumore, e il falso prete scomparve in un cerchio di fuoco. Da San Pietro Clarenza il motto si diffuse in tutta la zona e da li in tutta la Sicilia. Ancora oggi l’espressione viene usata contro gli importuni che ci fanno stizzire.                                                                                                                                  Michele Milazzo

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