FOOD- PUNCTORIO LIGNEO (L’INCREDIBILE STORIA DELLA FORCHETTA)


Di Calogero Matina

Siamo intorno all’anno mille, ad accusare la peccatrice bizantina Teodora, sposa del doge d’allora, era il Cardinale Damiani. La colpa della malcapitata donna era stata quella di aver utilizzato ripetutamente a tavola una sorta di forchetta per mangiare. Cosa c’era di male? Beh, era stato di certo uno sbaglio averlo fatto davanti a tanti testimoni, tenuto conto che lo stesso Clero ne imponeva il divieto d’uso, tanto che all’epoca quest’abitudine era considerata come sacrilegio e peccato.

Non toccava le pietanze con le mani la nobildonna, ma faceva sì che i suoi servi tagliassero il suo cibo in piccoli pezzi, e li assaggiava portandoli alla bocca con forchette d’oro a due rebbi. La donna, disgrazia volle, ben presto si ammalò, e la sorte terribile che le toccò, fu vista come una punizione divina. Aver usato la forchetta… un vero peccato.

Sappiamo che l’uso della forchetta fu sollecitato, andando avanti con la storia, dalla necessità di poter mangiare la pasta, in special modo quella lunga. Iniziando ad usare le forchette sì videro i primi vantaggi, il primo tra i quali, era subito balzato agli occhi di tutti, quello igienico, proprio così usando la forchetta ci si evitava di sporcarsi le mani, pertanto la fatidica posata iniziò ad essere usata un po’ da tutti in Italia. Successivamente, fu grazie a Caterina dei Medici che andata in Francia, fece conoscere questa strana posata alla corte di Francia, il cui popolo, mangiava ancora, come un po’ tutti in Europa, con le mani. Siamo in pieno Medioevo e la forchetta viene descritta oramai come utensile di uso comune, in quanto si ritiene non solo utile, ma indispensabile, nasceva dunque il bisogno di una forchetta individuale.

Il suo nome deriva dal greco antico “peiro”, lo strumento con cui infilzare, per intenderci, diventato a giusta causa poi per i veneziani il “piròn”, ecco com’è chiamata ancora oggi la forchetta ad uno o più rebbi in dialetto veneto. Le tavole dell’epoca venivano coperte con stoffe bianche su cui era sovrapposta, una seconda tovaglia, in modo da ricadere a coprire il grembo degli ospiti. Si trattava di una sorta di tovagliolo supplementare o alternativo, dato che il galateo non impediva di usarla per pulirsi le mani o anche la bocca. Sedendosi a tavola, gli ospiti trovavano, di solito, dinnanzi a loro dei boccali di acqua e vino, e poi una “mensa” o “tagliere colma d’ogni sorte di cacciagione, un cucchiaio poi per le minestre brodose, e talvolta anche un coltello e una forchetta a due rebbi, diventata indispensabile per affrontare oramai qualsiasi cibo.

Calogero Matina Kalos

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