PALCOSCENICO – GIORGIO ALBERTAZZI, ANIMA SMARRITA… “MEMORIE DI ADRIANO”


(Rubrica a cura di Valeria Barbagallo)

Tutt’altro che un saggio di storia, Memorie di Adriano, pubblicato nel 1951 dalla scrittrice francese Marguerite Yourcenar, certo non si può dire che sia stato un poema e meno ancora un romanzo, nonostante per comodità lo si è sempre definito tale. Una lunga epistola che l’anziano Imperatore Adriano  (117 – 138 d.C.), ormai malato, decide di scrivere a quello che ormai considera il nipote adottivo, Marco Aurelio.

«Mio caro Marco», t’informo delle mie incerte condizioni di salute. È lo sfogo di un uomo che non ha più l’energia d’un tempo; un malato prossimo alla morte, che inizia a dare udienza ai ricordi. Non mi aspetto, vista la tua giovane età, che tu possa comprendere ogni cosa; ma spero che questa mia lettera possa scuoterti nel modo in cui io voglia che accada. Da giovane ero assetato di conoscenza, ero d’animo raffinato e assai sensibile per certi versi, ma capace ahimè, lo ammetto, di atti crudeli.

Il mio spirito è stato sempre inquieto, attratto dal mistero. Reputo la poesia inebriante quanto lo sia l’amore; e ringrazio anche chi mi ha costretto da piccolo a studiare il greco, che io ho amato: tutto quel che gli uomini han detto di meglio è stato detto in greco. Ed io Adriano in greco ho pensato en in greco ho vissuto. Sono rari gli spettacoli teatrali che vengono replicati centinaia di volte, con il tutto esaurito, sia in Italia che in Europa. Questo successo è stato raggiunto da “Memorie di Adriano”: il cui protagonista principale era stato il grande Giorgio Albertazzi, sotto l’abile regia di Maurizio Scaparro.

Giorgio, più andava in scena nel ruolo di Adriano, più si di identificava con Adriano. Ma che cosa ha rappresentato per Giorgio questo imperatore?

Adriano era stato per l’attore l’essenza della cultura mediterranea, terra di incontro tra le culture d’ Oriente e d’Occidente. L’imperatore era nato in Spagna, aveva studiato in Grecia, e poi era vissuto in Italia. Non è questo uno spaccato eccellente della Magna Grecia? Adriano, durante i banchetti, faceva recitare le migliori tragedie greche, amava visceralmente il teatro e lo frequentava in qualunque luogo andasse. All’attore però era rimasto ben impresso uno spettacolo, si trovava al teatro Parioli di Roma, ed entrando in platea aveva visto, con gran stupore, un pubblico con tanti giovani, un pienone per intenderci.

Onestamente aveva subito pensato che, da lì a breve, molti di loro sarebbero andati via; invece, con grande sorpresa, tutti rimasero seduti, avvolti da un assoluto silenzio, per tutta l’intera durata dello spettacolo. Sembrava che quei giovani, fossero stati rapiti dal mio Adriano. Affascinante il mio personaggio, quasi quanto me in scena, e più recitavo, più facevo fatica a capire chi fosse lui e chi fossi io, ma forse, l’aveva ben capito il pubblico…

Calogero Matina Kalos

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