PENNE EMERGENTI – PENELOPE ALLA GUERRA 


Rubrica a cura di Valeria Barbagallo

ARTICOLO DI FRANCESCO ANDREA PETRALIA

Raccontare della più grande scrittrice e giornalista italiana del XXI secolo e’un compito arduo e difficile e si potrebbe scrivere ore ed ore senza mai essere esaustivo su un personaggio amato,odiato e quanto mai controverso.
Nelle mie parole metterò le mie emozioni, e questo anche per onorare uno dei più grandi insegnamenti che la Fallaci ci ha lasciato e che lei stessa ha applicato nell’arte del giornalismo: rifuggire dall’oggettività, ma piuttosto scrivere di ciò che si vede e di ciò in cui si crede.
Chi ha avuto la fortuna di conoscere in vita Oriana Fallaci, nel pieno del suo vigore e delle sue forze – prima che l’alieno(come chiamava beffardamente il cancro) si portasse pian piano via tutto di lei,racconta quasi con incredulità quanta passione, tenacia, coraggio e ambizione ci fossero in una donna così piccola e minuta. Chissà, forse quella forza stava tutta in quei capelli nerissimi che scendevano su un viso regolare e spigoloso come il suo carattere,in cui erano incastonati due occhi celesti infiammati dal fuoco sacro dell’amore per la storia e la verità. E che dire della sua fierezza di essere toscana, anzi fiorentina, a chi le chiedeva quale fosse il suo Paese,lei rispondeva con orgoglio:Firenze!

La Fallaci era così, una piccola donna con la forza straordinaria di una guerriera.
A combattere, la vita l’aveva abituata fin da subito, quando,giovanissima,partecipò alla Resistenza a fianco del padre. Con sé aveva solo i suoi 14 anni ed una passione indomita per i libri.
“La mia fanciullezza è piena di eroi perché ho avuto il privilegio di esser bambina in un periodo glorioso. Ho frequentato gli eroi come gli altri ragazzi collezionano i francobolli, ho giocato con loro come le altre bambine giocano con le bambole.” scriveva ne “Il sole muore” libro dedicato alla figura paterna.

La sua carriera giornalistica cominciò prestissimo:aveva solo diciott’anni nel 1947 quando cominciò a collaborare con il quotidiano di Firenze”Il Mattino dell’Italia Centrale”, dove si occupò prima di cronaca nera e poi di cronaca giudiziaria. Ma gli anni della sua vera formazione giornalistica furono tra il 1967 e il 1968, quando riuscì ad ottenere,unica giornalista italiana, di essere inviata in Vietnam per documentare a più riprese e fino alla fine del conflitto che ci fu nel 1975, la vita di Saigon sotto le bombe, quella dei prigionieri di guerra e gli attacchi contro i ribelli.
Il frutto di quegli anni furono reportage e documentari apprezzati e diffusi in tutto il mondo e il romanzo”Niente e così sia” pubblicato nel 1969.
Tra gli anni Sessanta e Settanta indirizzò la sua passione giornalistica verso la politica. Restano ancora oggi esempi irraggiungibili di giornalismo politico le sue interviste ai potenti di quel tempo, pubblicate su L’Europeo e sul Corriere della Sera.
La Fallaci era un’amante dell’estetica della parola e ogni sua rilettura portava ad un affinamento e ad un perfezionamento del pezzo.
Ma Oriana è stata anche donna, amante, madre mancata e tenace guerriera nella lotta contro il cancro.

Il suo grande amore fu Alexander Panagulis,leader della Resistenza greca.
Un amore durato tre anni, interrotto dalla morte di Panagulis avvenuta nel 1976 in un incidente stradale le cui cause restarono tutte da chiarire e fecero subito pensare ad un complotto.E’ ad Alexander Panagulis che è dedicato”Un uomo” romanzo pubblicato nel 1979.
Il suo essere donna nella sua eterna contraddizione tra detestare la maternità e l’averla aspettata invano, come racconta nel suo romanzo “Lettera a un bambino mai nato” dato alle stampe nel 1975.

Forte di un modello di donna emancipata ed ambiziosa in cui credeva fermamente, nei confronti dell’amore Oriana usò sempre un tono dissacrante, arrivando persino a dire che “l’amore è il chewing gum dell’umanità” perché quando ci manca qualcosa, magari il cibo o un paio di scarpe, mettiamo questo chewing gum in bocca, e ce ne consoliamo. Anche il matrimonio era per lei indissolubilmente legato al tema della maternità. Diceva anzi che essere moglie significava essere due volte madre, per il marito e per i figli,perché la moglie “deve dar loro da mangiare e li deve consolare quando piangono”.
Infine il suo modo di essere fiera e determinata,che neanche la malattia gli ha tolto.
Lei che non rinunciò mai ad usare la parola cancro anche quando annunciò pubblicamente la sua malattia, lei che non nascose mai la sua familiarità con la morte,diceva anzi, di averla frequentata in troppi posti, da bambina sotto l’eco feroce delle bombe, e poi nel cuore quando si portò via i suoi affetti più cari e da ultimo Panagulis.

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