FOOD – LA FENICE E LA CANNELLA… STORIA STRAVAGANTE DI UNA SPEZIA


Divenne gelosa Eva, proprio così, gelosa di tutti quegli animali che vivevano con lei nel meraviglioso giardino dell’Eden, tanto da convincerli a mangiare tutti di quel frutto, la mela, il frutto del peccato, che le aveva fatto perdere l’innocenza. Tutti le ubbidirono, tranne uno, la Fenice. Per questo rifiuto l’uccello fu premiato ricevendo dal Dio in dono l’eternità. Racconta il mito che la Fenice potesse vivere dai 500 ai 12994 anni e che al termine di ogni suo ciclo vitale l’uccello preparasse un meraviglioso nido di spezie. E appena terminato sarebbe stata lì, la Fenice, ad aspettare, che i cocenti raggi di sole avrebbero incenerito le spezie del suo nido, bruciando, sarebbe potuta risorgere dalle sue ceneri. L’eternità, che volete, costava cara anche alla Fenice, che aveva lavorato a lungo tutto l’inverno per costruirsi quel nido, raccogliendo arbusti di odorosa cannella, foglie d’incenso, mirto ed altre piante aromatiche.

La cannella, è una spezia da re, tanto che, gli stessi faraoni, la usavano per imbalsamare i loro morti. In Europa, però, arrivò solo nel primo Medioevo, grazie alle numerose spedizioni carovaniere che percorrevano la via delle Indie. Già nell’Ottocento la cannella era considerata una delle quattro spezie onnipresenti nei migliori taccuini di cucina, infatti, quando nei ricettari si parlava di “un pizzico di spezie” s’intendeva quel mix composto da: cannella mista a noce moscata, chiodi di garofano e pepe nero.

La deliziosa spezia dall’aroma inconfondibile si ricava dal fusto della pianta e dai suoi ramoscelli. Si usa ora come allora sbriciolata o in polvere. Nelle Indie era molto utilizzata per profumare caffè e the, mentre in pieno Rinascimento, lo stesso Nostradamus aveva prodotto un filtro d’amore chiamato per l’appunto “filtro di Medea”, nel quale, tra i bizzarri ingredienti comparivano: sangue di passero maschio, ventosa di piovra, sentore di mandragora, e fra tutti predominava il profumo persistente dell’immancabile cannella.

Dopo aver vissuto 500 anni, la Fenice, con le fronde di una quercia si costruisce un nido sulla sommità di una palma, ci ammonticchia cannella, spigonardo e mirra, e ci s’abbandona sopra, morendo, esalando il suo ultimo respiro fra gli aromi”…

Calogero Matina Kalos

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