Mascalucia (Catania) nel 1943 il primo paese in Italia a far respirare aria di libertà ai cittadini          


ll primo paese in Italia a far respirare aria di libertà ai cittadini, prima dell’armistizio di Cassibile fu Mascalucia in provincia di Catania, alle pendici dell’Etna. Paese agricolo, con agrumi, olive, uva, con l’ottima qualità del “vino Ombra”, nome preso dalla contrada. Ora molto meno in quanto molto urbanizzata. Artigianato: merletti, ricami, tappeti, opere d’arte eseguite da massaie che sapevano organizzarsi con famiglia e lavori domestici. Svolgevano lavori a casa e venivano cercate dalle signore che avevano figlie in età da marito. Il corredo era una parte principale della dote.

L’esposizione del corredo al momento della “Cunzata do lettu” era importantissima. Da lì si vedeva la disponibilità economica della famiglia. Ricamo: arte preziosa e difficile, fonte di guadagno per le ricamatrici negli anni passati. Le donne di Mascalucia sono state sempre delle ottime massaie, madri ed artiste, infatti quasi in tutte le case vi era montato un telaio, per il ricamo del corredo o tessitura di tappeti. Tappeti che hanno fatto il giro del mondo, esemplari di questo artigianato sono stati esportati negli Stati Uniti, nel Venezuela ed in altre nazioni del nuovo continente. La scintilla di quello che sarebbe stato il nuovo fronte di guerra dell’Italia, la lotta contro i tedeschi, esplose ancor prima dell’armistizio, il 3 agosto del 1943, a Mascalucia,  vicino Catania. I Mascaluciesi indispettiti delle angherie che subivano e la mancanza di rispetto verso le loro donne, a fatica reprimevano i sentimenti di onestà e di amore per la patria.

Ad accendere la miccia fu l’ennesimo tentativo di furto di cavalli e razzia, in contrada Marretti, da due soldati tedeschi della Wehrmacht, che provocò uno scontro con i soldati italiani, poi una autentica rivolta popolare contro i nazisti, da tanti cittadini. Si sparava dai campanili delle chiese, da ogni vicolo uscivano contadini armati di ciò che possedevano. Molti ragazzi collaborarono alla riuscita della rivolta, con l’incoscienza dei loro anni alcune sere precedenti si erano intrufolati nei depositi di armi ed avevano prelevato materiale bellico. Vi furono dei caduti Giovanni Amato Aloisio e Giuseppe La Marra un giovanissimo soldato italiano Francesco Wagner di Mantova perse la vita per mano dei tedeschi, le sue spoglie riposano nel Sacrario dei caduti delle due guerre mondiali il ‘Famedio’, presso il Cimitero della Certosa Comunale di  Ferrara. Nel 2007 durante una conferenza dibattito molto originale, il signor Andrea Consoli raccontò ai ragazzi del Liceo Concetto Marchesi la sua esperienza di quei caldi giorni dell’agosto 1943 con chiarezza e dovizia di particolari che hanno attratto l’attenzione dei ragazzi, alla fine fu tenuto un dibattito con centinaia di domande da parte dei ragazzi.

Dopo quell’incontro sicuramente gli studenti si sono sentiti più vicini ai patrioti di anni fa. Mascalucia, cittadina degli anni quaranta, oggi fortemente urbanizzata, non dimentica le sue radici di cultura e di atti di patriottismo. Gli abitanti di Mascalucia sono sempre stati forti, temerari, ricchi di amor patrio. L’eroismo dei giovani  del 1943, ebbe una forte carica d’attrazione ed esempio per gli altri cittadini. Il coraggio di affrontare il nemico che li stava privando dei beni di prima necessità ed il non rispetto per le loro donne, indusse i cittadini a ribellarsi! Cronaca di un tempo passato, ma sempre vivo nel cuore di molti. La fede popolare, che ha affidato il paese sotto la protezione di San Vito, ricorda che un branco di cani randagi fece da salvaguardia contro i soldati tedeschi. Nicola Musumarra ha pubblicato un libro “La Resistenza italiana in Sicilia”. I martiri e gli eroi di Mascalucia e Pedara”. L’ Amministrazione Comunale ha ricordato queste eroiche imprese in sede di Consiglio Comunale. In Contrada Marretti un tempo zona agricola, oggi zona residenziale, resiste ancora la chiesa un tempo dedicata ai Santi Filippo e Giacomo: poi dedicata al Santissimo Crocifisso, ad una navata. Prospetto molto semplice, fu costruita intorno al 1600, su una pietra vi è scolpita la data 1619, sulla base della Croce posta sulla sommità del portale principale si legge 1759. Vi sono tre altari, quello centrale in marmo, posizionato più alto da tre scalini, è distanziato dalla parete da un tendaggio in velluto rosso e quel minuscolo spazio è adibito a Sacrestia. L’Altare in legno situato a sinistra è molto caratteristico poiché è sovrastato da un baldacchino anch’esso di legno color azzurro con perfili dorati, che sembra proteggere un meraviglioso Crocifisso, dietro di esso un bellissimo affresco raffigurante la Madonna piangente e San Giovanni, nella parte centrale una città soprafatta dalla lava. Il pavimento è composto di mattonelle di cotto e di mattonelle di ceramica lucida.

Michele Milazzo

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