Euno lo schiavo che liberò gli schiavi in Sicilia      


Quando la Sicilia sottomessa divento provincia dell’impero romano nel 227 avanti Cristo, Roma la tenne in grande considerazione per il fatto delle enormi ricchezze che poteva trarre, innanzitutto il grano che si produceva in Sicilia, e i vari minerali che si estraevano. Ma anche la cultura siciliana. Roma inviò in Sicilia amministratori di rango. I siculi romani dopo aver cacciato i cartaginesi da tutta l’isola ed essersi arricchiti illecitamente, si erano procurati una grande moltitudine di schiavi, oltre che in Sicilia anche da altre nazioni. Gli schiavi venivano tenuti in condizioni disumane come gregge di pecore, venivano marchiati per essere riconosciuti  a quale padrone appartenessero. Venivano adibiti a tutti i lavori che i padroni ritenevano opportuno. Venivano tenuti in miseria mal nutriti, senza vestiario oppressi dalla fame e dal freddo. In queste condizioni disperate gli schiavi cominciarono a riunirsi in bande compiendo rapine e saccheggi per procurarsi cibo e vestiario, ma covavano progetti di rivolta. Fra questi servi ribelli vi era Euno originario della città siriaca di Apamea, il suo padrone era Antigine di Enna, uomo ricchissimo, sua moglie donna di straordinaria bellezza era Pitone. Essendo Euno assai esperto in giochi di prestigio, ciarlatanerie, divinità, i suoi padroni con i commensali che ogni giorno sedevano alla sua tavola traevano diletto, ed Euno aveva di che mangiare e vestire. Mostrava fedeltà ai padroni, ma meditava la rivolta, che scocco unendosi ai servi del più potente di Enna, cioè Demofilo, e la moglie Megallide. Era il 137 avanti Cristo. Raccolti 400 schiavi armati alla meglio, guidati da Euno irruppero in città a Enna, entrati nelle case dei cittadini nemici, ed in quelle dei padroni perpetrarono un grande massacro senza distinzioni di sesso ed età, compresi i neonati. Demofilo e sua moglie Megallide furuno condotti nel teatro, lui fu ucciso, la moglie data in mano alle serve che dapprima la torturarono poi la gettarono dalle mura della città. Euno fu nominato re dei ribelli. A lui si unirono i fratelli Comano e Cleonte con cinquemila schiavi, continuando i massacri e le violenze. Nel contempo si era formato un esercito di ventimila ribelli che irruppe nelle prigioni liberando i reclusi, cosi facendo organizzarono un esercito di settantamila uomini che iniziarono ad avanzare in tutta la Sicilia sterminando senza pietà tutti i padroni, travolgendo tutte le legioni di Roma sconfiggendoli, impadronendosi del campo dei pretori Manlio Lentulo e Lucio Ipseo. Ma l’impero di Roma non poteva subire queste sconfitte, e mandò in Sicilia il console Pisone con un poderoso esercito. Dopo Pisone fu mandato Gaio Rupilio, che inizio a porre d’assedio prima Tauromenio conquistandola. Poi cinse d’assedio Enna riducendola alla fame costringendo gli abitanti a divorarsi l’un con l’altro. La città fu presa con tradimento. Euno fuggì con la guardia personale e si rifugiò presso una grotta in una impervia località, ma Rupilio con la sua cavalleria sconfisse i fedeli di Euno, e portò prigioniero il capo ribelle degli schiavi che fu messo in un tenebroso carcere di Morgantina dove morì con il corpo divorato dai pidocchi, Rupilio capì le ragioni di quella rivolta e promulgò leggi più umane per i siciliani. E nel 131 a.C. Roma concede l’autonomia alla Sicilia, con la “lex rupilia” mai rispettata. Cicerone al senato affermò “trattiamo la Sicilia come terra da fiere e i siciliani da masnadieri e da crocifiggere”.                                                                                                                           Michele Milazzo

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