Carmelo Catania il grande liutaio


Fra i tanti catanesi famosi nel mondo, fa parte il grande liutaio Carmelo Catania nato a Catania nel 1908, morto nella città natale nel 1970. Il 18 dicembre 2009, l’amministrazione comunale di Trecastagni (CT), cittadina dove Carmelo Catania aveva trasferito assieme alla sua famiglia la residenza, il sindaco Giuseppe Messina e l’assessore Cirino Torrisi, celebrò il premio “Carmelo Catania” consegnando una targa ai figli di Carmelo Catania per onorarne la memoria. La serata presentata dalla giornalista Ornella Ponzio, allietata dal maestro Agatino Scuderi che suonò con una chitarra della ditta Carmelo Catania, costruita nel 1966.

Molti gli artisti che ebbero costruite chitarre da Carmelo Catania: Roberto Murolo, Francesco Guccini, Claudio Baglioni, Domenico Modugno, Ivan Graziani, i Dioscuri e tanti ancora.  Grandi maestri quali: Giovanni Vicari un siciliano che viveva a New York, che con la sua orchestra, con strumenti di Carmelo Catania partecipo al film “Il Padrino”. Il maestro Bruno Tonazzi, ed il suo allievo Leone Gaier, Roberto Beccuti, Giovanni Gioviale, “tutte persone che si incontravano spesso con mio padre” riferisce la figlia Francesca. Ancora chitarre Catania nel film “Un maledetto imbroglio” di Pietro Germi. Il figlio Giovanni dice “mio padre forse fu uno dei primi liutai che nel 1952- 53 nella sua vasta gamma di strumenti, iniziò a costruire i primi modelli elettrificati. Con il maestro Tonazzi si conobbero aTrieste per mezzo del liutaio catanese Danese emigrato prima della seconda guerra mondiale’ e del signor Repini proprietario di un negozio di strumenti musicali intorno anni 50, prima che Tonazzi iniziasse la carriera di insegnante al conservatorio di Bolzano. Da allora si sviluppo una intensa stima e amicizia che durò fino alla prematura scomparsa di mio padre avvenuta nel 1970.

Ricordo che il maestro Tonazzi con la scusa di provare alcuni strumenti suonò dinnanzi alle maestranze della fabbrica di strumenti alcuni pezzi tra i quali il tema del film “Il terzo uomo” con Orson Welles, all’epoca da tutti conosciuta”. Ancora oggi a distanza di anni dalla chiusura della fabbrica le chitarre di Carmelo Catania, godono di un altissimo valore, nel pregio della fattura, ed in quello economico. Carmelo Catania ai suoi tempi forse fu l’unico a capire che la figura del liutaio doveva fondersi con quella dell’imprenditore per sopravvivere sul mercato interno e internazionale. Il periodo d’oro del Catania fu quello dopo la guerra fino agli anni 60. Le condizioni economiche e culturali lo portarono a produrre una vasta gamma di: chitarre, violini, mandolini ed altro, artigianali prodotti su scala industriale. Forse fu il primo liutaio a organizzarsi industrialmente, promuoversi, esportare strumenti, stabilire alleanze e scambi commerciali. In Sicilia si creò un polo produttivo che realizzava strumenti o parti per conto terzi. Carmelo Catania figlio di un sarto con tanti fratelli e sorelle nasce in via Gemmellaro a Catania.

L’ultimo suo fratello Angelo morì a Valverde il 2012. Avendo la passione della liuteria, giovanissimo andò a bottega presso il mandolinaio Finocchiaro. Impara precocemente, a 17 anni costruisce la sua prima chitarra arpa, considerata all’epoca il punto d’arrivo della maturità artistica. Resosi conto che a Catania nessuno può aiutarlo a migliorare la sua formazione, a 18 anni parte per Napoli e va a lavorare presso il premiato laboratorio di Calace, epigone assieme ai Vinaccia della scuola  napoletana. A 20 anni torna a Catania e comincia a lavorare in proprio, aprendo bottega in via Grotte Bianche, anche se agli inizi per conto terzi, e costruisce una seconda e più elaborata chitarra arpa la cui immagine userà come marchio della sua ditta. Nel 1936 registra la sua ditta alla Camera di Commercio di Catania ed inizia a vendere con il proprio nome. Nel 1937 incontra il liutaio Galileo Vachier, autore di uno studio, premiato dall’Accademia d’Italia  su relazione della commissione esaminatrice presieduta dal Maestro Pietro Mascagni, che riprende gli studi sulla risonanza acustica fatti a Mirecourt (Francia) dal fisico  Felix Savart e dal liutaio François Chanot, e con esso inizia un rapporto di collaborazione che lo porterà a perfezionarsi ulteriormente nella costruzione dei violini. A Roma si incontra con il liutaio Luigi Embergher, il quale già raggiunto dalla sua  fama e a conoscenza dell’alta qualità dei suoi strumenti, si sorprende, lui ottantenne, nel trovarsi di fronte un trentenne già al massimo della sua abilità costruttiva. I Puglisi lavoravano secondo la scuola napoletana, Catania invece aderì alla scuola romana di Embergher. Finita la guerra, riorganizza la sua attività in maniera più ampia e ricomincia ad avere rapporti commerciali in Italia e all’estero.

Le sue innovative soluzioni tecniche e costruttive, adattate principalmente alle chitarre, gli consentono di produrre strumenti su larga scala, anche se rigorosamente tutti fatti a mano, produce una vasta serie di modelli, e nell’intento di diffondere quanto più possibile l’amore per la musica, in ogni serie si preoccupa di presentare accanto a modelli professionali e di alta qualità, modelli più economici adatti per giovani e principianti.Nel 1957 trasferisce il suo laboratorio a Mascalucia in locali più ampi e confortevoli, e negli anni sessanta raggiunge la massima espansione produttiva, arrivando ad occupare fino a 50 dipendenti con una produzione annua di circa 12.000 strumenti di cui oltre la metà viene esportata. Vende in Nord, Centro e Sud America, in Europa compresi Svezia, Norvegia, Islanda, in tutto il bacino del Mediterraneo, Israele e Paesi Arabi compresi, Africa Equatoriale, Medio Oriente (Kuwait, Iraq, Iran) ed Estremo Oriente (Thailandia, Singapore, Sumatra, Ceylon, Giappone, Tahiti e Isole Fiji) in Australia e Nuova Zelanda.  L’Istituto Italiano del Commercio Estero (ICE) lo invita ripetutamente a partecipare a Mostre e Fiere in cui si promuove il Made in Italy. I suoi strumenti sono presenti anche all’Expo Universale di Bruxelles del 1960 e in quella di New York del 1964. Accanto alla produzione di serie, continua a fabbricare personalmente strumenti di alta liuteria, partecipando con questi a molte manifestazioni promosse dalla A.N.L.A.I. di cui è socio. In una Mostra dell’Artigianato organizzata dalla Provincia di Catania negli anni 60 presso i locali della Camera di Commercio, presenta un mandolino e vince il primo premio con medaglia d’oro. All’apice della fama e del successo commerciale, colpito da male incurabile che lo consumerà nell’arco di pochi mesi, si spegne l11 ottobre 1970 a soli 62 anni.

Michele Milazzo

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