DIRITTO “DELLE FAMIGLIE”: OCCORRE UN CAMBIAMENTO CULTURALE. L’AMI CONTESTA  LA RIFORMA PILLON


È l’ennesima riforma a costo zero? È la protesta degli  avvocati dell’Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani (AMI) che al X Congresso nazionale, tenutosi il 23 e 24 Novembre a Roma,hanno sollevato senza mezzi termini al Senatore leghista Simone Pillon.

Sono molti, forse troppi i punti che non sono in linea col buon senso. I dibattiti delle due giornate, hanno focalizzato l’attenzione sull’affidamento condiviso e sulla mediazione. L’affido condiviso, legge Paniz 54/2006, sebbene corretto nei principi, di fatto non ha sortito l’effetto sperato. Difatti, la discrasia  è nei tempi effettivamente concessi al genitore non collocatario che ad oggi sembrano non discostarsi molto dal precedente affido esclusivo, relegando “normalmente” i padri ad una funzione ludica, se non addirittura da bancomat.

Pillon avendo capito la falla del sistema, ha giocato molto su questi ultimi punti, ricevendo consensi da chi magari si sente investito favorevolmente dalla sua riforma, ma gli operatori del diritto che hanno il sacrosanto dovere di difendere il bene superiore dei figli e tutti quei casi cui applicarla significherebbe arrecare un danno ingiusto, sono stati in forte contrasto.

La riforma prevede  la “parità dei tempi di permanenza presso i genitori”, con conseguente mantenimento diretto,(escludendo dunque l’assegno di mantenimento), e il diritto di proprietà della casa coniugale. Molto rivoluzionaria come proposta, che pur ispirandosi ai principi di parità e bigenitorialità, allo stesso tempo non si può pensare di poterla applicare indistintamente a tutti i casi. Le differenze territoriali, culturali dell’Italia  sarebbero un grosso ostacolo e motivo di iniquità.

Inoltre non tutti i padri hanno effettivamente, a seconda del lavoro, la stessa  possibilità di accudire i figli per l‘esatta metà del tempo. Se si pensa inoltre che al sud ci sono parecchie famiglie monoreddito, al momento della separazione, come sarebbe possibile applicare la diretta contribuzione di entrambi? O ancora peggio , come può conciliare lavoro e accudimento un padre o una madre che lavora dalle 8 /10 ore al giorno se non di più?

Gli avvocati dell’Ami hanno posto tanti quesiti in tal senso, essendo poi coloro che di fronte al cliente si troveranno senza armi e strategie per fronteggiare una separazione.

Altro momento di accesa discussione è stata l’introduzione dell’obbligatorietà del Mediatore Familiare come condizione di procedibilità nei procedimenti di separazione. Qui lo scontro tra avvocati e mediatori è stato agguerrito. Difatti, l’obbligatorietà essendo prevista solo per il primo incontro, a pagamento , alcuni hanno ritenuto incoerente il sistema, perché se obbligatoria, allora dovrebbe essere previsto il gratuito patrocinio anche per la mediazione. Se da un lato questa novità sembra essere vista come un passo indietro per gli avvocati, dall’altro si è parlato di “affiancamento” del mediatore, come figura professionale di supporto. Anche se a dirla tutta, i mediatori in primis riconosco la libera autonomia nella scelta della mediazione, essendo un percorso da intraprendere in maniera consapevole da parte dei genitori. Si è ribadito comunque che il primo incontro sarebbe  obbligatorio solo in presenza di figli minori. Altro punto della disquisizione è se l’istituto sarebbe più giusto imporlo ope legis o ope iudicis,  ritenendo forse più logica la disposizione di un giudice laddove vi sia l’effettivo bisogno, esattamente come una CTU.

Occorre investire molto in questo settore, perché la famiglia non può e non deve meritare una posizione residuale del sistema Giustizia, troppo frammentato e poco funzionale ed elastico alle nascenti esigenze. “Occorrono magistrati specializzati – sostiene il Presidente dell’AMI Gian Ettore Gassani – perché la famiglia è il microsistema sociale  su cui ruota tutto il resto. Non ha senso spostare magistrati da una  sezione  all’altra, che prima erano alle esecuzioni immobiliari e poi si ritrovano davanti ad una materia così delicata a dover dirimere liti tra coniugi  ed ascoltare minori.”

“La riqualificazione dei magistrati è indispensabile soprattutto in questo momento storico di cambiamento sociale in cui non si può più parlare di diritto di famiglia ma “delle famiglie”.  Le nuove famiglie, che piaccia o no , devono ottenere la giusta considerazione nella misura in cui ci siano minori. Il superiore interesse dei minori è la prima se non l’unica cosa da preservare, senza schemi rigidi, senza preconcetti, superando il vecchio modello materno”.

Occorre piuttosto un cambiamento culturale collettivo, che non si lascia influenzare dal politico di turno, ma che maturi in seno una consapevolezza che i figli vanno seguiti e accuditi da entrambi i genitori nella misura delle loro possibilità di tempo e inclinazioni , senza per questo dover delegittimare la figura dell’ altro.

Valeria Barbagallo

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