L’appassionante storia della Macchina da Cucire


Tutto ciò che possediamo spesso lo diamo per scontato. Eppure i nostri antenati hanno lottato per portarci tutte le comodità che ci sono oggi in commercio.

Computer, telefoni, televisione, radio, frigorifero e tra le grandi innovazioni ci fu anche quella della macchina da cucire.

Il 1878, l’anno della famosa Esposizione Universale di Parigi, fu un anno ricco di nuove invenzioni, quelli di fine ‘800 furono anni in cui la creatività umana era in pieno fermento. A quella famosa esposizione insieme ad un telegrafo atmosferico, un motore a scoppio ed un bagno a dondolo c’era pure la macchina da cucire, amica inseparabile di molte donne. Fu una versione più completa di quella che si trovava all’esposizione del 1855. Da quel momento la lotta tra tradizione e progresso iniziò a diventare sempre più costante e duratura.

L’innovazione ha sempre suscitato sull’uomo attrazione a paura allo stesso tempo. La macchina da cucire avrebbe cambiato il mondo. Il suo ingresso nel mercato significava poter dare a chiunque, senza distinzione di ceto, abiti ben fatti.

La prima mente che ingegnò la macchina da cucire fu Carlo Federico Weisenthal che nel 1755 brevettò una macchina con ago a due punte e cruna nel mezzo, di lui però non possediamo altre notizie. La prima esemplare in assoluto risale al 1790 e viene custodita allo Science Museum South Keinsington di Londra, a crearla fu Thomas Saint del Middlesex.

Furono anni duri per chi credette e investì nella realizzazione della macchina da cucire. Nel 1831 un reggimento di sarti, preoccupati di perdere il lavoro, invasero la fabbrica di Bartolomeo Thimonnier che vi faceva funzionare macchine di recente brevetto. I sarti distrussero tutto e bastonarono Thimonnier costringendolo a lasciare Parigi. Nonostante il dissesto finanziario lui non si scoraggiò e nel 1848 prese un brevetto per una macchina cucitrice-ricamatrice che poteva fare cordonature, ricamare e cucire ogni tessuto, dalla mussola al cuoio.

Le invenzioni di Thimmonier sollevarono il tono di vita di milioni di persone vista la diminuzione del costo delle confezioni.

Nel contempo l’austriaco Maderspenger costruiva una macchina con due aghi. Venne premiato con medaglia onorifica ma nessuno lo volle finanziare e finì i suoi giorni in un ospizio di poveri.

Walter Hunt tra il 1833 ed il 1834 realizzò la prima cucitura meccanica a due fili con punto di spola ma non la brevettò e perdette l’occasione della sua vita. L’idea di Hunt fu migliorata dopo undici anni da Elias Howe che ottenne il brevetto ed i riconoscimenti.

Finalmente nel 1850 arriva Isaac Merrit Singer un tedesco-americano che perfezionò la macchina e già nel 1889 mise in commercio il primo esemplare a funzionamento elettrico. Da quel momento la macchina da cucire venne esportata in tutto il mondo. Un concorrente della macchina di Singer fu la macchina da cucire Plaff, con decori in oro e argento su fondo nero e spesso intarsiate di madreperla, che poi diventarono una rarità perché ricercate dai collezionisti.

In Italia si inizia la produzione delle macchine da cucire un po’ in ritardo ma in compenso l’eccellente qualità del prodotto fa sì che venga richiesto all’estero. Un esempio ne sono le Vigorelli prodotte nella fabbrica del Cav. del lavoro Arnaldo Vigorelli e le Necchi di Vittorio Necchi. Queste ultime sono riuscite ad affermarsi in tutto il mondo al punto che vennero aperte fabbriche in Argentina, Jugoslavia, Messico e Spagna.

Laura Ciancio

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