Mascalucia presentato programma commemorazione eruzione del 1669


Presso l’aula consiliare del comune di Mascalucia (CT) con una conferenza stampa, presenti il rettore del Santuario Madonna della Sciara sacerdote Alfio Privitera, la dottoressa Marisa Mazzaglia, già presidente del parco dell’Etna, il sindaco di Mascalucia Vincenzo Magra, assessori consiglieri comunali e tante personalità è stato presentato il programma per la celebrazione del 350 anno dell’eruzione che cade il 12 marzo, e distrusse diversi paesi, Mascalucia, San Pietro Clarenza, Camporotondo Etneo ed altri. Privitera, Mazzaglia, e Magra, hanno dato informazioni alla platea di cosa fu quella eruzione, e cosa è stato trovato a Monpilieri sotto il manto lavico, e cosa rappresenta la commemorazione.                                                                       Nel 1669 l’eruzione iniziata l’11 marzo, si protrasse per quattro mesi cancellò Mompileri seppellendola sotto uno spesso strato di lava incandescente. Illudendosi che il monte Mompileri potesse fare da scudo e difendere il centro abitato, gli abitanti non fecero in tempo a mettere in salvo tutti i beni artistici e religiosi del Santuario e tutto affondò sotto più di 10 metri di lava incandescente che ben presto si trasformò in duro basalto. Non bastarono i tentativi, circa vent’anni più tardi, in imprese di scavo nel disperato tentativo di poter ritrovare qualcosa di intatto. Fatica delusa. Agosto 1704, quando il supporre nuovi scavi era impensabile, la Madonna si manifestò ad una “pia donna” indicandole il luogo dove scavare per poter ritrovare il suo simulacro. Il 18 agosto 1704, a 35 anni dalla terribile eruzione lavica, dopo aver forato la “Sciara” perpendicolarmente per più di 10 metri, i cercatori si trovarono a contemplare alla tremante luce delle loro torce, il simulacro della Madonna delle Grazie cui la lava, fermatasi all’atto dello sfiorarne la sommità e il volto, si era disposta attorno a modo di una cappella formata dalla natura per salvaguardare l’immagine della Madonna. Compreso che l’intensione di Maria era che la sua prodigiosa immagine rimanesse nel luogo della sua antica sede, in meno di due mesi si eresse una piccola chiesa che la potesse custodire e che potesse accogliere le folle dei pellegrini che da ogni parte ripresero ad accorrere verso questo santo luogo. Da allora, la Vergine Maria, viene venerata sotto il titolo “della Sciara” perchè dalla “sciara” (la lava dell’Etna) la sua immagine è stata protetta anzichè distrutta. Il primo agosto del 1923, Francesco Nava  Arcivescovo di Catania, riconoscendo il particolare legame che esiste tra il “Mistero di Mompilieri” e la vita travagliata, speranzosa e tenacia della gente dell’Etna e costatando l’accorrere di folle di fedeli da ogni parte, volle elevare questo luogo a Santuario, perchè costituisse un cuore mariano per l’Arcidiocesi di Catania. Da allora i vescovi di Catania non mancano di stringere con il Santuario particolari rapporti di intimità spirituale. Ogni anno, l’ultimo giovedì di maggio, l’Archidiogesi  di Catania insieme con i sacerdoti e i fedeli, vi convergono per un grande pellegrinaggio diocesano nel quale vengono affidati alla Vergine Santissima gli orientamenti pastorali per il cammino della chiesa etnea. ll Santuario, con la grotta del ritrovamento costituiscono, oasi di silenzio e spiritualità immerso nel tipico paesaggio etneo, dove cresce la ginestra gialla, lontano dal frastuono delle città sebbene facilmente raggiungibile grazie a tre vie di comunicazione che lo pongono al centro delle tre grandi zone in cui è suddivisa la Diocesi.

Michele Milazzo

(Nella  foto parete della chiesa della Misericordia salvata dalla lava distrutta dall’uomo)

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