“La vera storia del bandito Giuliano” e di una classe politica senza scrupoli


CATANIA – In scena per il secondo anno “La vera storia del bandito Giuliano”, al Metropolitan. Il ritratto della Sicilia tra il 1936 e il 1950 e la controversa storia di “Turiddu” di Montelepre.

Sono 33 gli attori del Centro Studi Artistici di Acireale che hanno dato vita a un’opera significativa, in grado di lasciare una forte impronta sul pubblico.

Il direttore artistico, Carmelo R. Cannavò – protagonista di diverse fiction, come “L’Onore e il Rispetto”, “La Baronessa di Carini”, “Come un delfino” – ha messo in luce non solo le caratteristiche del personaggio, ma anche quelle del difficile periodo storico.

L’invasione dell’Etiopia, la Seconda Guerra Mondiale, il Congresso di Yalta, lo Statuto di Autonomia della Sicilia, le elezioni politiche del ’46 e del ’48, le elezioni regionali del ’47. Tutti temi che hanno coinvolto la Sicilia e sconvolto il suo popolo.

Un popolo a cui erano negate le normali possibilità di sopravvivenza, che versava in condizioni di povertà e che vedeva nelle parrocchie di paese gli unici centri di aggregazione.

È in questo contesto che il piccolo Salvatore Giuliano, mosso da sentimenti di giustizia sociale e dal risentimento per le misere condizioni economiche della famiglia, decide di procurarsi del frumento al mercato nero.

“U lupu u fazzu iu”, diceva. Ma, sorpreso dalle forze dell’ordine, e arrabbiato per gli atteggiamenti di favoritismo delle stesse nei confronti dei ceti più abbienti, reagisce al fermo e uccide uno dei militari.

Da quel momento in poi, la sua breve ma travagliata latitanza attrae su di sé i riflettori. Il suo “esercito”, composto da altri giovani briganti, e la sua capacità di ottenere il consenso del territorio, verranno utilizzate dalla classe politica.

In particolare, gli Indipendentisti prometteranno ai ragazzi una “nuova libertà”, ovvero la possibilità di vivere da comuni cittadini liberi. Tuttavia, in cambio della protezione del loro esercito e del loro appoggio politico.

Una classe dirigente priva di scrupoli, che fa leva sulle necessità dei siciliani, che non ripudia la violenza, che si dà alla corruzione e al clientelismo per raggiungere i vertici. A fare le spese di tali discutibili ambizioni, rincorse con cinismo machiavellico, gli ultimi.

Tuttavia la banda, partecipante anche all’Evis, si è resa responsabile di atroci crimini – seppure senza l’assenso di Giuliano – come il famigerato massacro di Portella della Ginestra.

La mancata promessa della classe politica – rinnovata più volte e mai mantenuta – spingerà i banditi di “Turiddu” a tradirlo.

Per queste e altre ragioni a tutt’oggi ignote, il 27enne verrà trovato morto nel cortile della casa di un avvocato di Castelvetrano.

Il cast, composto anche da giovanissimi, ha soddisfatto le aspettative del pubblico che l’ha a lungo applaudito.

In particolare, l’attore protagonista – Diego Cannavò – ha dato prova di grande versatilità e di capacità comunicative degne di nota, nonostante la giovane età.

Nel corso della rappresentazione, ha suonato strumenti musicali, cantato. Ma è anche stato in grado di trasmettere le emozioni e le passioni del personaggio in maniera autentica: l’amore per la giovane Maria, per la cultura e per la famiglia, i sentimenti di giustizia sociale e di rivalsa, l’incapacità di discernimento davanti alle pressioni della classe politica, il dolore davanti alla sofferenza altrui.

Le musiche originali di Michele Romeo, con il videomapping di Andrea Ardizzone, hanno fatto da cornice all’opera, facendo immedesimare gli spettatori nel tempo storico descritto. Le coreografie di Rossella Madaudo, invece, hanno contribuito a rafforzare il significato dei dialoghi e delle scene.

Gli altri interpreti, invece, erano Santo Pennisi (Don Santino), Carmelo R. Cannavò (Iano e Concetto Gallo), Mirella Petralia (madre di Salvatore Giuliano), Funziona Bonadonna (Andrea Finocchiaro Aprile), Carmelo Di Salvo (Padre di Bella), David Cannavò (Salvatore Giuliano di 14 anni), Adriana Lo Castro (Marianna Giuliano), Rosario Rizzo (Gaspare Pisciotta), Vincenzo Grancagnolo (Salvatore Lombardo), Giancarlo Ortolani (Maresciallo Calandra), Rosario Grasso (padre di Salvatore Giuliano), Gaetano Venuto (Ferreri), Alessandro Vivona (Conte Alberto), Giorgio Nicolosi (Passatempo), Massimo Pafumi (Varvaro), Alfio Bella (Don Calò), Nunzio Calì (Nino), Matteo Castiglia (Minicu), Antonio Presti (Orazio), Graziano Grancagnolo (Salvatore Lombardo di 14 anni), Anna Laura Fiamingo (Maria), Nicoletta Seminara (donna Concetta), Michele Romeo (Cola), Emanuele Leotta e Andrea Grasso (carabinieri), Thomas Sciacca (Cucinella), Graziano Privitera (Mannino), Luca Maccarrone (Genovese), Elisa Previtera, Ludovica Barbagallo Rachele Calderaro ed Elena Gumina (amiche di Maria).

Ivana Zimbone

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