Facebook e l’impatto sulle elezioni


Frequentare gli stessi posti degli elettori: in un’era in cui si fa anche politica sui social, la massima cara ai politologi non può che tradursi in una strategica presenza di leader e candidati sulle piazze virtuali, lì dove — lo aveva scritto Obama sulla sua pagina ufficiale e lo hanno dimostrato i tempi — «si discute delle più importanti questioni che affronta il Paese, si condividono pensieri e storie».

Sarà anche per questo che, stando a uno studio di Burson-Marsteller su come i politici mondiali utilizzano Facebook, almeno l’87% dei 193 paesi membri della Nazioni Unite ha una qualche forma di presenza sui social.

La strategia di comunicazione di Barack Obama, per esempio, lo ha reso il leader politico più amato dai social: la pagina della campagna presidenziale del 2007 (la prima su Facebook legata a un progetto politico, ndr) conta oltre 46 milioni di like. E @POTUS, la pagina istituzionale del Presidente degli Stati Uniti creata nel novembre 2015, ha raccolto in pochi mesi oltre 1.3 milioni di “Mi Piace”, collocandosi nella top 30 delle pagine dei leader mondiali. Il secondo posto va al Primo Ministro indiano Narendra Modi con oltre 31 milioni di like sulla sua pagina personale e poco più di 10 milioni sulla pagina istituzionale (che si guadagna così il terzo posto tra le pagine politiche con più like secondo la Burson-Marsteller, ndr). Nella top five dei leader più seguiti tra chi fa politica sui social anche il presidente turco Erdogan con quasi 8 milioni di like, l’indonesiano Joko Widodo con circa 6 milioni e l’egiziano al-Sisi con oltre 5 milioni di “Mi Piace”. Ristretta al solo panorama europeo, la top five dei leader politici più social, dopo il protagonismo indiscusso di Erdogan vede la presenza — nell’ordine — della pagina istituzionale della corona inglese, del presidente romeno Iohannis, della Merkel e del Primo Ministro Russo Medvedev. (insidemarketing.it)

Facebook adesso apre le porte della sua banca dati agli studiosi che indagano sul ruolo dei social media nelle elezioni, e quindi nella democrazia. La società ha reso noto che una sessantina di ricercatori di 30 università in 11 Paesi avranno accesso a dati normalmente preclusi, perché protetti per questioni di privacy. Tra le nazioni c’è anche l’Italia, con un progetto dell’università di Urbino Carlo Bo che mira ad approfondire le interazioni social relative alle notizie di stampa nel periodo delle elezioni politiche 2018.

A selezionare i progetti di ricerca sono stati due enti indipendenti: il Social Science One e il Social Science Research Council. Facebook, che un anno fa aveva annunciato l’impegno a sostenere l’approfondimento accademico dell’impatto dei social sulle elezioni, ha precisato di non avere alcun ruolo nella scelta dei progetti, né diritto a vedere o ad autorizzare i risultati delle ricerche prima della loro pubblicazione.

Tra le informazioni a cui i ricercatori selezionati avranno accesso, ci sono i dati sulle inserzioni politiche, i link a pagine esterne condivisi da almeno cento utenti e gli strumenti per tracciare la popolarità di notizie e altri post pubblici. Tutti i dati – sottolinea Facebook – sono resi anonimi per tutelare la privacy degli utenti (Notizia Ansa).

Giusi Lo  Bianco

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