Neanche mi conosci e già mi chiami gioia


Non mi conosci e già mi chiami gioia?

Primo collegio docenti, anno scolastico 2018/2019. Una collega mai incontrata prima mi urta involontariamente e mi dice: “Scusa gioia”.

Giusi smettila di prenderti a “tumpulate” per capire se sogni o sei desta. Un’assoluta sconosciuta si è rivolta a te chiamandoti gioia.

È ufficiale, quest’anno insegnerai a Catania.

Tra le fortune che custodisco gelosamente nel mio patrimonio cosmico, quella a cui sono più affezionata è l’essere nata in una città del Sud nella quale la gente generalmente è parecchio disposta alle relazioni umane. Per struttura desossiribonucleica sono fortemente proiettata “all’altro” tanto da riuscire a socializzare anche con le pietre (anche le più introverse e asociali).
Le persone mi sono sempre piaciute, sono libri aperti che raccontano storie che io desidero leggere voracemente. Mi piace entrare nelle narrazioni altrui e la mia città si presta benissimo alla mia sete opulente di vita. Noi catanesi siamo un popolo prevalentemente estroverso, professiamo la libertà e anche la filosofia del “peace&love”.

Accade spesso di conoscersi e legarsi immediatamente, i neuroni si specchiano e, con sorriso affabile, tutto si conclude con un “a puttamu subutu a café” o forse, nell’attuale epoca moderna, addirittura ad apericena (che Dio  fulmini il suo inventore!).

È una sorta di piacere catartico che ci godiamo con leggera incoscienza. Una tale impudica spontaneità si dirama anche nella nostra cifra stilistica. Basta davvero un attimo per darci del “caro”, “tesoro”, “gioia” e “dolcezza”, o il più diffuso “beeddaaa” (o beddu declinato al maschile). Non siamo una comunità che ha dentro introiettati misura e contegno, sarà per via del clima o per via dei numerosi popoli che hanno colonizzato anche il nostro habitat emozionale, ma Catania è così, basta scambiare venti parole per diventare amici. Non è comprensibile, non è giustificabile, forse neppure sano, ma non si può non subire il fascino di un tale trasporto, di un tale entusiasmo e della seduzione di questo scoprirsi.

È l’ineludibile destino di questo popolo.

Giusi Lo Bianco

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