Catania politiche sociali, l’assistenza agli alunni disabili partita tra luci e ombre


Il servizio di assistenza igienico-personale e all’autonomia e comunicazione per gli alunni disabili è partito sia nella Città Metropolitana di Catania e nel 90 per cento dei Comuni dei nove distretti sociosanitari catanesi. Ma la situazione dei regolamenti attuativi del servizio da rendere e le modalità d’ingaggio del personale e, inoltre, non appare omogenea e la confusione generata da talune cooperative si sta ripercuotendo sui lavoratori. Dopo due giorni dall’avvio dell’assistenza agli alunni disabili, la Cisl di Catania, per voce del suo segretario generale Maurizio Attanasio e di Rita Ponzo, segretaria generale della Fisascat Cisl etnea, fa una prima analisi e rileva alcune criticità non ancora risolte nel rapporto di inquadramento tra gli operatori specializzati e le cooperative.

«Intanto – esordiscono i due segretari cislini – occorre riconoscere al Comune di Catania di aver fatto un bel passo avanti rispetto a prima. Saremo completamente soddisfatti quando ci sarà la vera integrazione scolastica, cioè quando anche gli alunni disabili cominceranno a poter frequentare il primo giorno come tutti gli altri. All’assessore Lombardo chiediamo ogni utile sforzo per recuperare le somme necessarie per attuare il nuovo CCNL per i lavoratori del settore che prevede un costo lavoro leggermente diverso rispetto a quanto fino a oggi riconosciuto».

«Come temevamo però  – continuano – poiché manca un regolamento chiaro e condiviso in tutti i distretti per il reclutamento e l’inquadramento contrattuale delle figure professionali degli assistenti alla comunicazione, si stanno verificando vere e proprie anomalie che penalizzano tanto gli operatori quanto i soggetti che usufruiscono dei loro servizi». «Ci sono casi virtuosi, come nel distretto di Giarre – spiegano Attanasio e Ponzo – in cui c’è un regolamento chiaro, dove la figura dell’assistente alla comunicazione è inquadrata nel suo giusto livello, assegnato dal CCNL firmato dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, su cui gli enti locali hanno fondato le basi stipendiali degli operatori. E dove si prevede, persino, l’esclusione delle cooperative che abbiano registrato il maggior numero di segnalazioni fatte dai lavoratori e verificate dagli organi ispettivi sulle irregolarità contrattuali». «Per fortuna – sottolineano i due dirigenti della Cisl catanese – ci sono cooperative sane, che hanno seguito in modo esemplare le indicazioni della Cisl, per la parte dei lavoratori, e di Confcooperative, per la parte datoriale, sull’applicazione e il rispetto delle declaratorie del contratto nazionale di settore». «In altre realtà invece e persino per quanto compete alla Città metropolitana – aggiungono – proprio per la mancanza di chiarezza nelle regole, succede di tutto: operatori senza titoli professionali specifici ma con un semplice attestato di formazione; distretti in cui il servizio viene affidato al volontariato; persino dare in affidamento il servizio in un istituto scolastico, a tirocinanti di corsi di formazione senza che ci sia la presenza di tutor qualificati nella materia». Per Attanasio e Ponzo «tutto ciò dimostra come non sia più rinviabile l’emanazione di un regolamento regionale che normi l’accesso e i titoli necessari per il ruolo di assistente alla comunicazione (AsaCom), ma anche che dia precise indicazioni ai distretti sociosanitari per reclutare e gestire il personale rispetto all’accreditamento delle cooperative».

«Ai sindaci degli Comuni e al sindaco metropolitano – concludono – chiediamo di regolamentare l’accreditamento delle cooperative, anche in base al trattamento economico e all’inquadramento contrattuale corretto, aiutandoci a riportare la legalità nella gestione contrattuale ed economica del personale e attuando quel controllo analogo che spetta agli uffici per dare diritti e qualità nello svolgimento di questo importantissimo servizio»

Michele Milazzo

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