IL DRAMMA SACRO DI GIOVANNI ANFUSO. AGATA, LA SANTA FANCIULLA


In scena alla Chiesa Monumentale Badia di Sant’Agata, il Dramma sacro del martirio di Sant’Agata, realizzato dal regista e drammaturgo Giovanni Anfuso.

Gli spettacoli, preludio della settimana Agatina, sono stati distribuiti in sei date,23,24,25, 29,30 gennaio e giorno 1 febbraio con doppia replica alle 20,00 e 21,30.

Il dramma è stato “pensato per essere rappresentato alla Badia di Sant’ Agata” proprio perché commissionato dalla Curia di Catania”, nella persona del segretario del Vescovo di Catania , Padre Massimiliano Parisi nonché Rettore della Badia di Sant’Agata.

Da qui l’ispirazione del personaggio della Madre Badessa, trait d’union tra il teatro Sacro e quello Storico. Infatti, lo spettacolo ambientato nel periodo dei bombardamenti alla fine della seconda guerra mondiale, ripropone le scene degli americani in città.

Tutto ruota attorno al tesoro di Sant’Agata. Da un lato i soldati americani, magistralmente interpretati da Angelo D’Agosta e Alberto Abbadessa, vogliono confiscarlo, dall’altro la Badessa (Barbara Gallo) e Orazio Pennisi (Ivan Giambirtone), responsabile del Comitato dei festeggiamenti Agatini, cercano degli espedienti per proteggerlo e nasconderlo fuori dalla città.

In tutto questo trambusto fatto di timori e menzogne a fin di bene, Antonietta, la popolana orfana, interpretata da Giulia Antille, innesca il racconto del martirio della Santa fanciulla Agata, interpretata da Giulia Messina.

“Non è stato facile immedesimarsi nel ruolo di Agata- afferma Giulia Messina – perché essendo di Siracusa ho dovuto studiare, documentarmi sulla devozione dei catanesi, capire il personaggio e cosa l’ha indotta a subire un martirio così atroce per la sua irremovibile fede in Dio”.

Uno spettacolo nello spettacolo, due epoche che si intrecciano, accomunate dalla soggezione della Città di Catania prima ad un Tiranno, poi alla guerra e allo straniero.

La storia si ripete nel dolore e allo stesso tempo nella fede.

La Santa fanciulla di circa 15 anni fu l’esempio di coraggio, di forza e di fede.  Non il dolore fisico ma la crudeltà umana era l’unica cosa che la trafiggeva.

Ecco perché per Catania e i catanesi era importante preservare quel tesoro. Non per il valore di ricchezza ma per quello dell’amore e della devozione verso la Santa Patrona.

Un cast eccezionale di attori professionisti, ha contribuito alla riuscita dello spettacolo e del messaggio che questo ha voluto trasmettere. Davide Sbrogiò (Quinziano), Renzo Conti (San Pietro) , Davide Pandolfo ( Corifeo) Francesco Rizzo (Silvano). Il coro dei Giovani, ha avuto un ruolo importante come voce terza per spiegare il passaggio da un fatto ad un altro.

Straordinarie le coreografie curate da Fia Distefano, le musiche di Nello Toscano, i Costumi e gli  elementi scenici di Riccardo Cappello.

Valeria Barbagallo

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