Camporotondo Etneo (Catania) capolavori della civiltà contadina    


La civiltà contadina dell’Etna, da secoli ha cercato di “rubare” terra alla montagna, e difatti il paesaggio è caratterizzato dalle opere di trasformazione agraria con i terrazzamenti, dove venivano messe delle alte pietre facendo in modo che i tralci delle viti si abbarbicassero lasciando l’uva al sole, le scalette per salire e scendere dai terrazzamenti, le trazzere, i muretti a secco, le “casedde” in pietra, gli ovili, i mucchi di pietre raccolto che hanno creato cumuli squadrati, tutto ciò rappresenta i tipici elementi della civiltà contadina sulle pendici dell’Etna. In territorio di Camporotondo Etneo, vi sono ancora, intatti i monumenti d’arte di Epifanio Bruno. Vi è una capanna costruita in pietra a crudo, senza calce, cemento od altro, con un ingegnoso camino che riscaldando le pietre offriva un ottimo calore. Dentro la capanna vi è un letto pensile per il riposo ed altre invenzioni per il confort. Sopra il tetto vi è un comignolo: a guardarlo ci si rende conto della bravura del costruttore. Acanto alla capanna vi è costruito una specie di divano con spalliera e braccioli, sempre in pietra lavica ed a crudo. Attorno vi sono varie altre piccole costruzioni, come tavoli fatti con lastroni di pietra lavica, e varie piccole costruzioni per rifugi di animali domestici. C’è da dire che in quel sito la pietra lavica ben si adatta a questi lavori, essendo molto porosa e stratificata a lastre. Chi fu l’autore di questi capolavori? Epifanio Bruno nato a Camporotondo Etneo il 13 febbraio  1859, e morto il 14 febbraio 1948, sepolto nel cimitero del paese natale. Attraverso testimonianze del nipote e di chi ha conosciuto don Epifanio come veniva chiamato da tutti, si è scoperto un personaggio singolare. Don Epifanio che portava una lunga barba, come si suol dire, non si faceva passare mosca per il naso, però a prenderlo nel verso giusto era tutt’altra cosa. Era guardiano di campagne, e per legittima difesa compì due omicidi, per un periodo di tempo fu latitante, nelle adiacenze di Camporotondo e San Pietro Clarenza, impossibile alle forze dell’ordine poterlo catturare, perché conosceva ed aveva molti nascondigli. Costituitosi di sua spontanea volontà sconto 15 anni di carcere. Tornato libero continuò ad abitare in campagna, continuando a costruire i suoi capolavori.                                                                                                                               Michele Milazzo

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