CORONAVIRUS: #IORESTOACASA E I SOCIAL ESPLODONO


L’emergenza sanitaria dovuta alla rapida diffusione del coronavirus di cui si parla da più di due mesi su tutti i giornali, ha costretto il Governo a prendere misure restrittive per l’intero Paese, con limitazione di circolazione e divieto assoluto di assembramenti. Dalle scuole alle attività commerciali “non essenziali”, al settore di svago e ricreativo, è stato bloccato tutto, tranne le attività indispensabili di beni e servizi.

Lo slogan #IORESTOACASA, appositamente con l’hashtag per sensibilizzare attraverso i social soprattutto i giovani che nei giorni precedenti il decreto avevano dato prova di irresponsabilità, continuando ad uscire per aperitivi e incontri tra amici, e non ultimi per gli spostamenti di massa verso il sud, ha sintetizzato l’obbligatorietà a restare dentro il proprio domicilio, per evitare il diffondersi del contagio, lasciando il virus “fuori dalla porta”.

Ma cosa succede dentro le mura domestiche?

Se si stima che per molti ci sarà un incremento delle nascite e per altri l’aumento delle separazioni, oltre che l’aumento di peso, la vita familiare è davvero messa a dura prova. Soprattutto per chi drasticamente è dovuto passare da una vita iperattiva di lavoro, sport e impegni con i figli, ad una sedentaria o comunque poco dinamica. Dai ragazzini agli adulti si è registrato il boom delle connessioni ai social. Tra richieste di amicizia, foto, video privati, brani live improvvisati, organizzazioni di flash mob, frasi ad effetto, vignette divertenti e consigli sulle cose da fare durante il periodo di restrizione, tutti i social sono diventati il luogo virtuale per eccellenza per distrarsi, tenersi aggiornati e soddisfare il bisogno di amicizia, affettività e in alcuni casi di intimità.

Il bisogno di socializzazione e di affettività è collocato nel terzo gradino della piramide di Maslow e rappresenta un bisogno intermedio propedeutico all’ autostima e all’ autorealizzazione. Dunque assolutamente necessario.

Per quanto i tanto amati e criticati social, rappresentino l’alter ego della società, oggi più che mai sono diventati più aderenti alla realtà, sfatando il luogo comune della maschera virtuale dietro cui celarsi e una prova ne è l’uso continuo anche dei mezzi di informazione e della politica per influenzare l’opinione pubblica.

Questo è sicuramente una prova di quanto la tecnologia e la digitalizzazione siano indispensabili all’uomo, auspicando sempre che non si sostituisca ad esso, soprattutto per le future generazioni che sono sempre più proiettate all’individualismo e alla socializzazione virtuale, rischiando di alterare gli equilibri tra reale e surreale e di creare persone sempre più sole.

Valeria Barbagallo

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