In  viaggio nel mondo della recitazione con Francesca Ferro


Il mondo dell’ arte è straordinario per la sua infinità di opportunità che non spaventa di certo una professionista come l’ attrice siciliana Francesca Ferro che, tra teatro e cinema, presenta un curriculum che non passa certo inosservato. Prima di addentrarci nel campo carrieristico mi preme fare una piccola premessa su quella che è stata la sua educazione e quanto importante sia stato il ruolo dei genitori che, nel valore della famiglia, hanno trasmesso il senso della disciplina, il rispetto e l’ umiltà nella vita e nel lavoro. Non a caso voglio riportare una delle frasi più celebri del padre che rispecchiano tali principii: <<Il segreto della mia arte è… lavorare, amare la propria lingua con la stessa energia di Bruce Springsteen, amare il teatro come la famiglia>>, cit. Turi Ferro. Il padre ha una notevole biografia grazie alla quale oggi esistono delle scuole erette in suo nome. La madre Ida Carrara, originaria del comune di Bonorva (provincia di Sassari), non è da meno e Catania la custodisce gelosamente nella memoria per le sue interpretazioni in opere come I Malavoglia, la commedia il Berretto a Sonaglia e Sicilian Tragedy tra le ultimissime apparizioni. Si capisce quindi che il clima artistico era abbastanza favorevole in casa Ferro cosi che, diplomata all’ accademia d’ arte drammatica del Teatro Stabile di Catania, l’ esperienza l’ ha portata ad in scene del cinema con registi come Carlo Tranchida in L’ amore di Kiria e L’ Impero dei Papi con la produzione di Les Vision Leizpik. La strada del successo include anche apparizioni televisive con Il Bell’ Antonio di Rizzoli; La Lettera con la regia di Alessandro Salvati; le diverse serie de La Squadra e Agrodolce con la produzione della Rai. Senza nulla togliere al mondo del cinema, il primo amore rimane comunque il teatro come dimostra il contributo che ha dato nel portare in scena la Scapricciata con la regia di Fioretta Mari; Carmen regia di Guia Jelo; La Divina Commedia con il fratello Guglielmo Ferro, anche lui figlio d’ arte con numerose collaborazioni da un punto di vista registico e non solo. In definitiva, confermo che quello dell’ attore non è certo un mestiere da sottovalutare come erroneamente siamo abituati a fare per ignoranza. L’ artista che interpreta un personaggio, studia le emozioni, la prossemica, la dizione della lingua e molto altro ancora perché se è vero che in ufficio puoi nascondere un emozione, in scena non puoi “fingere”.

Andrea Romano

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