FASE DUE : ECONOMIA IN GINOCCHIO . PROTESTA DEI COMMERCIANTI E ARTIGIANI.  NON SI PUÓ SOPRAVVIVERE.


“Non riusciamo più a sopravvivere”, protestano commercianti e artigiani per i quali è prevista un’ulteriore proroga dell’apertura delle loro attività.

Secondo loro una scelta irresponsabile da parte del governo che non tiene conto sia delle diversità territoriali, sia di una alternativa plausibile. Se ormai c’è l’amara certezza della convivenza col virus per chissà quanto tempo, risulta davvero inutile penalizzare attività in sofferenza che sarebbero disposte a riaprire con misure di sicurezza e con i sistemi di protezione.

Il nodo della questione è che per molti è apparsa di estrema facilità per il governo allungare le restrizioni piuttosto che impegnarsi seriamente in un progetto di protocolli di misure di sicurezza da adottare ai fini di una riapertura al pubblico. Riaprire ad esempio alcune filiere produttive quando poi queste non hanno a chi rivenderle è sembrato un palliativo se non addirittura un provvedimento privo di senso.

L’economia è molto intrecciata in un sistema concatenato di produzione e servizi imprescindibili l’uno dall’altro. Aprire una industria che non può poi collocare i prodotti è per la legge di mercato un vero e proprio fallimento.

Ormai appaiono chiari i rumors che provengono dai social, termometro del pensiero del popolo. Un popolo affamato non sarà in grado di ragionare con lucidità, anche quando le scelte politiche sarebbero corrette. Oltre il danno la beffa. Gli aiuti economici promessi e non mantenuti, con la scusa della burocrazia, sono stati poi il ciclone della polemica. Non sono infatti pervenuti a tutti, giustificandosi che occorre tempo per smaltire le richieste. Ma intanto gli sfortunati di turno hanno esaurito tutte le risorse, affidandosi alla solidarietà dei cittadini e ai buoni spesa erogati dai comuni.

Ecco la dignità umana calpestata, soprattutto quando si è costretti a fare ore di fila per ritirare dal proprio conto corrente gli spiccioli residui per coprire i pasti di un giorno. Questo è quello che sta accadendo sotto gli occhi di tutti.

Non è più questione di colore politico, ma di una necessaria urgenza di ricostruire quanto distrutto. Le persone hanno più paura di non garantire un pasto ai propri figli che convivere col virus.

Altro punto di riflessione da non sottovalutare è l’aumento della delinquenza, dei lavori in nero pur di sbarcare il lunario e della pericolosità nelle strade ormai deserte.

Le partite iva chiedono con urgenza una riapertura, con i dovuti criteri di sicurezza. Adesso che il virus è un po’ più conosciuto ed evitabile, occorre pianificare in maniera corretta e repentina le modalità di accesso alle attività, come già accade per quelle attività essenziali che già hanno sperimentato il sistema.

Dunque l’appello finale di molti negozianti è un “si” alle aperture con modalità stabilite, e un sonoro “no” alle discriminazioni di settore e di ateco.

Valeria Barbagallo

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