PROGRESSO COME REGRESSO, PASSATO COME FUTURO


E’ possibile tornare al passato per cambiare il futuro?

Con tale domanda non si vuole fare allusione ai famosi film di fantascienza all’interno dei quali i personaggi si servivano di fantastiche macchine per viaggiare nel tempo. Ci si vuole piuttosto allacciare a quel famoso e antico pensiero di Cicerone secondo il quale la storia è maestra di vita. 

All’interno del nostro Paese, la Rivoluzione Industriale, che tanto ci ha fatto credere nel progresso, è stata una parentesi che solo oggi potrebbe farci capire quanto, in realtà, quella sia stata una involuzione. 

Come molte ricerche evidenziano ormai da tempo, l’attuale sistema economico è in crisi, motivo per il quale si stanno percorrendo strade diverse che prendono le distanze da un’economia percepita come generatrice di danni, non rispettando né l’ambiente né lo stesso essere umano. Migliaia di cittadini hanno messo in atto una vera e propria ribellione contro l’imposizione consumistica che deriva da questo sistema considerato da molti “malato”. Questa ribellione ha portato allo sviluppo di nuove proposte per condurre delle attività economiche che rispettino l’ambiente e il benessere dei cittadini.

Per questo oggi si parla di ritorno al passato o più precisamente di “ritorno alla terra”. 

Gli stessi dati Istat, infatti, risalenti all’ultimo censimento generale dell’agricoltura nel 2010, ci parlano di uno svecchiamento del settore agricolo dove il numero di età è inferiore ai 34 anni e la regione con il numero più alto di giovani imprenditori agricoli è proprio la Sicilia. 

Questi dati hanno comportato un passaggio di consapevolezza che è consistito nel rilevare la presenza dei giovani e delle loro esperienze dentro queste realtà, fino a capire che ne sono essi stessi i protagonisti. Questo ha permesso di indagare ulteriormente la questione fino a sfociare nel grande dibattito apertosi nell’ultimo decennio sul fenomeno del “ritorno alla terra”.

L’aspetto che qui si desidera evidenziare non è quello prettamente economico che spinge i giovani al guadagno investendo nell’apertura di grandi aziende, ma la scelta di intraprendere uno stile di vita sano e sostenibile per l’ambiente.

Secondo svariate interviste fatte proprio a questi giovani agricoltori la terra non viene percepita come una fonte da cui trarre profitto, ma si instaura un rapporto che li vede in un tutt’uno con essa e che sia insieme materiale e spirituale, ribaltandocompletamente le forme dell’agricoltura convenzionale.

E’ come se questo ritorno alla terra fosse percepito un passo necessario per ritrovare la felicità che le grandi città caotiche non riescono a dare. Così, consapevoli di diminuire l’impatto ambientale e valorizzare i prodotti della propria terra sono sempre più i giovani che si allontanano dai grandi centri abitati per aprirsi ad una vita incentrata sullo scambio uomo-terra. Tutto questo rappresenta una presa di coscienza da parte dell’essere umano non solo verso la natura, ma anche per quanto concerne un’alimentazione più sana.

Il tentativo, è dunque, quello di soffermarsi sul rispetto di un passato che non merita di essere cancellato con l’intrusione della modernità. 

In tal senso si può dire che il passato è prevalso sul presente, e che si guarda al futuro proprio a partire da esso. 

Valeria Buremi

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