PIOGGIA DI PLASTICA: CI PIOVONO ADDOSSO 120 MILIONI DI BOTTIGLIE


Ciò che alla terra diamo, la terra restituisce. Se ad essa affidiamo un seme ci donerà un frutto, se ad essa conferiamorifiuti li tornerà indietro. E tra i rifiuti, la plastica è forse il peggior nemico.

Nell’ultimo secolo, questo composto chimico è entrato a far parte del quotidiano di tutti, tanto da essere presente nella maggior parte delle nostre azioni: vestirsi, lavarsi, mangiare, bere, pulire. 

Dopo aver mangiato un pacco di patatine o bevuto una bottiglietta di acqua, la preoccupazione è quella di disfarsi nel minor tempo possibile della confezione, gettandola in un cestino, in una spiaggia, in un sentiero di montagna o giocando a frisbee in alcune delle aree più remote.

Davvero, però, ci si è disfatti di quel pezzo di plastica vacante per sempre? No. I materiali plastici non si decompongono, ma si fotodegradano in piccole parti. Come dimostrano diversi studi, tornano sotto forma di micro particelle nell’aria che respiriamo, nell’acqua che beviamo, nel cibo che mangiamo.  

Ma in modo particolare la plastica è riuscita a rimpiazzare le piogge acide aggiudicandosi il primo posto come inquinante nelle precipitazioni.

Infatti, già considerata acerrimo nemico degli oceani, la plastica è entrata a tutti gli effetti nell’atmosfera. A dimostrarlo uno studio dell’Università dello Utah negli Stati Uniti pubblicato nella rivista Science, che ha rilevato la presenza di grandissime quantità di queste particelle nelle precipitazioni piovose e nevose. Secondo la stima fatta,piovono in delle aree protette sud-occidentali e centro-occidentali degli Stati Uniti più di 1000 tonnellate metriche all’anno di plastica, l’equivalente di 120 milioni di bottiglie. 

I composti chimici che madre natura tornerebbe indietro sono prevalentemente polimeri di uso industriale o tessile. Questo non dovrebbe scandalizzare se si pensa che la maggior parte di ciò che indossiamo è composto da fibre sintetiche o micro fibre che sarebbero una combinazione di poliestere e poliammidi, quindi plastica. 

Si prospetta inoltre che la degradazione possa proseguire fino a ridurre queste particelle in nano particelle e quindi facilmente assorbibili da tutti gli essere viventi. 

In conclusione, uomini, animali, vegetali si nutrono di plastica, materiale da non sottovalutare perché, sempre secondo alcuni studi, riuscirebbe ad attrarre e a legarsi perfettamente anche con materiali pesanti come mercurio e batteri tossici. Non resta che aspettare e capire quali siano gli effettivi danni per la nostra salute.

Valeria Buremi

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