“Ad un Passo da Provenzano” – Trattative segrete tra Mafia e Stato.


Dopo il successo di “Mafia Capitale” e “Capitale Infetta”, Il giornalista de “Il Fatto Quotidiano” Giampiero Calapà, torna a parlare di mafia con il suo nuovo libro “Ad un passo da Provenzano”. Una storia taciuta, patti segreti tra mafia e Stato che sono venuti alla luce grazie alle ricerche e testimonianze dell’ispettore di polizia Alessandro Scuderi. La sua carriera si intreccia con le vicende di mafia. Rivelazioni inedite di fatti, testimoniati dalla sua presenza in alcuni episodi di arresti o di interventi, come l’arrestorocambolesco di Totuccio Contorno, o il fallito attentato dell’Addaura. Una nuova luce che rende più chiari alcuni passaggi di accadimenti e che avvicina di più alla verità. Centrale è la vicenda di Gino Ilardo, importante boss di Cosa Nostra che era quasi riuscito a formalizzare la collaborazione con la giustizia. Cosa Nostra, è intervenuta con una decisione “accelerata” nell’omicidio di Ilardo, e alla luce delle indagini condotte da Scuderi si arriva a capire il perché di quella accelerazione. Attraverso questa storia si raggiunge il cuore, ancora inesplorato, della trattativa tra Stato e mafia passando per i mancati “arresti” di Provenzano. Difatti, accanto a quello noto dell’aprile del 2006, si ripercorre quello mancato del 1995, quando il Ros dei carabinieri sarebbe potuto arrivare all’arresto proprio in base alle dichiarazioni di Ilardo. Forse lo si e mancato un’altra volta, quando dopo l’omicidio di Ilardo non si sono seguite le piste tracciate da Scuderi, una vera mappa, quasi maniacale, fatta di casolari, trazzere, ovili, di luoghi abitati da latitanti di Cosa Nostra, oltre che ad una ricostruzione straordinaria del suo identikit del 1997, che è molto diverso dal volto che vediamo per la prima volta nel 2006, dimesso e invecchiato. Calapà dopo l’accurata ricostruzione dei vari tasselli che compongono la vicenda, non solo vuole dare uno spunto diverso al lettore ma si augura che possa servire anche a non commettere gli stessi errori proprio in un momento storico in cui manca all’appello l’ultimo dei più grossi latitanti di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro.

Valeria Barbagallo

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