Natale a tavola. Le mille e una ricetta in Sicilia


Il pranzo di Natale in Sicilia è di certo una di quelle avventure a cui non ci può sottrarre. Dalla sveglia presto del mattino, al ripasso degli auguri in fila tra parenti e amici, al percorso verso il luogo adibito per il fatidico evento. Insomma, il pranzo di Natale in Sicilia è una vera e propria istituzione, o per meglio dire: un rito che affonda le sue origini in un misto di tradizioni provenienti da Spagna, Francia e Arabia. 

La tavolata, che sia servita per due o dodici persone è un tripudio di colori e prelibatezze, un’opera lirica suddivisa in antipasto, primo, secondo, dolce, caffè e amaro e se resta qualcosa, nella maggior parte dei casi, continua anche il giorno dopo. La tradizione enogastronomica è talmente variopinta da provincia a provincia che risulterebbe necessario somministrare una mappa dettagliata di ogni “tavolo”  all’interno delle case dei vari capoluoghi siculi. 

Ma cominciamo con Catania. Tipico della provincia etnea, il giorno di Natale prevede un antipasto di crespelle salate con un ripieno di acciuga e ricotta, seguito subito dagli avanzi della scacciata, o “scaccia” nella variante ragusana, sopravvissuta alla notte. Nelle versioni palermitane si serve della caponata alla zucca in agrodolce, il solito tris di formaggi, salumi e olive o il tradizionalissimo “sfincione”. Si continua con la pasta al forno o come chiamato a Palermo “timballo di anelletti”,  arricchito con melanzane fritte e piselli. Sempre nel palermitano un primo molto apprezzato lo troviamo nella pasta con le sarde e l’aggiunta dizafferano, uvetta e finocchietto selvatico. Spostandoci nel messinese, invece, troviamo un primo tanto caro al Commissario Montalbano, la “pasta ‘ncasciata”, con melanzane, caciocavallo, prosciutto cotto e uova sode.

Ma questo è solo l’inizio e dopo aver trangugiato un sorso di acqua  e vinello locale si è di nuovo pronti per il secondo. A Messina si va di pesce stocco o spada, nel catanese si preferisce il baccalà nelle varie versioni in pastella o “impanato”. E come non citare le sarde a beccafico del palermitano con il pane grattugiato all’olio. Per quanto riguarda la carne, la lista è assai lunga ma ci limitiamo ad evidenziare un buon falsomagro e un altro classico della tradizione: il pollo ripieno. Per i più piccoli, la cotoletta panata al forno o fritta è un esperienza da provare almeno una volta nella vita, tanto si sa che ad ogni pranzo natalizio almeno un vassoio è solo per le cotolette. 

Arriva il momento del dolce, ma ecco sopraggiungere un po’ di frutta di stagione per “rinfrescare” il palato. Si prosegue con un dolce palermitano che è il “buccellato”, ma potremmo anche trovare cassate, cannoli della tradizione, la “giuggiulena” o cubaita siracusana,  le “collorelle” di Caltagirone, i “nucatoli”ragusani o un classico pandoro. Ad ogni modo, quello che si consiglia ai nuovi arrivati, o nuovi invitati al pranzo natalizio è di concludere il tutto con un sorso di caffè o di un liquore digestivo, senza esagerare. 

Ed è con la pancia piena che ci si lascia andare alle conversazioni più disparate, quelle genuine, ricordando gli aneddoti più comici, magari durante una giocata a carte. Perché in Sicilia il Natale è soprattutto convivialità, quella semplice, che ci caratterizza come popolo. Un popolo che della “pancia piena” ne ha fatto una tradizione. 

Danilo De Luca

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