Baccanti di Euripide chiude l’Era Sicignano allo Stabile di Catania


“Baccanti parla di un rito arcaico” si legge nelle note di scena. Il rito lo si percepisce subito dall’atmosfera cupa e surreale, quasi a toccare l’onirico, la riscrittura risente un po’ della classicità, che è lo strascico di ogni adattamento e il peso del portare in sena uno dei capisaldi del Teatro mondiale. 

Ad inizio spettacolo, come da copione, è subito in risalto la figura di Dioniso, personaggio cardine di tutta la tragedia, interpretato da Manuela Ventura,  in piedi su di una scala cimiteriale. Notiamo già la firma della Sicignano impegnata da anni sul tema della donna e sul percorso della rivisitazione della tragedia greca, già sperimentato con Antigone. 

Baccanti viene costruito su luogo imprecisato, una sala d’attesa o foyer teatrale che rende l’ambientazione un “non-luogo” percorribile in lungo e in largo dai personaggi tipici dell’opera. Vediamo le gesta del caparbio Penteo re di Tebe, interpretato da Aldo Ottobrino, che non vuole riconoscere la fede in Dioniso, divinità già riconosciuta dal nonno Cadmo (Franco Mirabella) e dall’indovino Tiresia (Antonio Alveario) e non sarà nemmeno l’apparizione del folle messaggero di Silvio Laviano a smuoverlo dal suo ateismo. La negazione porterà Penteo alla morte per mano di sua madre Agave, interpretata da Alessandra Fazzino, presa dalla “manìa” del dio.

Tema centrale di tutta l’opera è il rapporto con il doppio: Dioniso e Penteo, due facce della stessa medaglia, il dionisiaco e l’apollineo nietzschiano, ma anche quell’irrefrenabile contrasto tra il mondo femminile e il mondo maschile. A chiudere la cornice non possono mancare le Baccanti, le Menadi dionisiache, lo stuolo delle donne invasate dal dio, raggruppate dalla Sicignano nelle treatletiche interpreti( Egle Doria, Lydia Giordano, Silvia Napoletano ). Le Baccanti giocano, si divertono, danzano e si prendono gioco di Penteo, sono loro i fili che smuovono i comuni mortali e Dioniso dall’alto che orchestra il suo spettacolo.

Baccanti è un po’ il lascito di Laura Sicignano allo Stabile e alla città di Catania, l’ultimo atto di una reggenza cominciata nel 2018, tra incertezze, bilanci e soprattutto nuove progettualità, ma sicura dell’aver ottenuto risultati importanti. Si conclude un’Era e si sta nella speranza che la prossima sia più florida. 

regia di Laura Sicignano,

“Il Re è morto, lunga vita al Re”

Baccanti sarà in scena al Teatro Verga di Catania dall’11 al 23 Gennaio

regia di Laura Sicignano, traduzione e adattamento di Laura Sicignano e Alessandra Vannucci.

Con: Manuela Ventura (Dioniso), Egle Doria, Lydia Giordano, Silvia Napoletano (Baccanti), Alessandra Fazzino ( Agave ), Antonio Alveario ( Tiresia ), Franco Mirabella ( Cadmo ), Aldo Ottobrino ( Penteo ), Silvio Laviano ( Messaggero ). 

Musiche originali ed eseguite dal vivo di Edmondo Romano, scene e costumi di Guido Fiorato, movimenti di scena di Ilenia Romano, luci di Gaetano La Mela, video e suono di Luca Serra, regista assistente Nicola Alberto Orofino.

Produzione del Teatro Stabile di Catania.

Foto di Antonio Parrinello

Danilo De Luca

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